MINIERE E MINERALI A SIENA

Il territorio

    La zona di Siena è caratterizzata da una notevole varietà di minerali, anche se non ha mai avuto un grande interesse minerario per una serie di motivi:
    - l'esiguità degli affioramenti,
    - l'insufficiente rete stradale e ferroviaria,
    - le resistenze dei proprietari terrieri, che fino al 1927 detenevano tutti i diritti sul sottosuolo,
    - la scarsa propensione degli imprenditori locali ad investimenti nel settore minerario.
    Non a caso nel 1561 Vincenzo Fedeli, ambasciatore veneto, descrisse i senesi come persone che "non attesero mai ad industria alcuna, se non a quella dell'agricoltura", cosa che si è protratta fino ai giorni nostri, garantendo così un ambiente a misura d'uomo.

    In questa pagina sono descritti i siti del patrimonio minerario e del patrimonio mineralogico nei dintorni di Siena, le miniere da visitare e gli itinerari mineralogici in un raggio massimo di 60 Km e 1 ora di percorrenza da Siena, i più importanti ricadenti nell'area delle Colline Metallifere, accompagnati da foto dei minerali da noi trovati e da mappe scaricate dal web.

    Da non perdere la visita al Museo di Storia Naturale di Siena, che espone belle raccolte di rocce, minerali e fossili provenienti da tutta la Toscana ed in particolare dal senese. Particolarmente interessanti sono le collezioni:
    - la collezione di marmi gialli della Montagnola Senese;
    - la collezione di terre bolari del Monte Amiata.
    - la collezione dei minerali grezzi e lavorati delle miniere di Campiglia Marittima;

Cava di Poggibonsi (argilla)

    Nella vecchia cava che sovrasta l'uscita Poggibonsi Sud del raccordo autostradale Siena-Firenze, si rinvenivano stupefacenti rose di gesso, anche di grandi dimensioni (20-25 cm), simili alle rose del deserto, ma di colore grigiastro per le inclusioni di argilla e con "petali" di minore spessore.
    Percorrenza in auto: 30 Km, 23 minuti.

Sito di Monteriggioni

    Nei terreni argillosi della collina di Monteriggioni, si trovano piccoli cristalli di gesso "coda di rondine" (foto a lato).
    Percorrenza in auto: 19 Km, 15 minuti.

Miniere di Lornano e Poggio Orlando (solfo)

    Presso Lornano, in localià Miniera, vicino all'uscita Badesse del raccordo stradale Siena-Firenze, si trova questo sito dove si rinvenivano nei campi frammenti di gesso, solfo e celestina, oltre a incrostazioni di aragonite e calcite.
    L'attività estrattiva si svolse dal 1899 al 1908 nella miniera di Lornano e dal 1909 al 1923 nella miniera di Poggio Orlando, situata a meno di 100 metri di distanza (mappa a lato).
    E' il più grande giacimento di solfo della Toscana, anche se piccolissimo se confrontato con quelli siciliani. Il suo sfruttamento fu conveniente solo per l'isolamento in cui si trovava Siena, tanto che il prodotto fu venduto solo sul mercato locale come antiparassitario dei vigneti. Lo zolfo veniva estratto da un banco di marna bituminosa situato sotto uno strato di argilla e raffinato sul posto in dei forni che utilizzavano la lignite estratta a Lilliano (vedi sotto), dei quali restano qualche traccia.
    Il giacimento %#223; stato sfruttato solo nella sua parte più superficiale e probabilmente è molto esteso, data la presenza nella zona di sorgenti sulfuree e di pozzi dai quali si sprigiona un forte odore di idrogeno solforato.
    Altri piccolissimi giacimenti di solfo sfruttati verso la fine dell'800 sono quelli di Aiola e Vagliagli (Castelnuovo B.ga), nel cuore del Chianti senese, dove erano associate ad un piccolo ed antico bagno termale, oggi proprietà privata.
    Percorrenza in auto: 14 Km, 13 minuti.

Miniera di Lilliano (lignite)

    Nella mezzaluna a nord di Siena, nella argille azzurre, venivano coltivate decine di miniere di lignite xiloide: a Pian del Lago, nella piana del Casino presso Monteriggioni, tra Lilliano e Quercegrossa, tra Lucignano e Bossi in Chianti.
    La lignite era per lo più utilizzata per le locomotive della vicina ferrovia, la ferriera di Colle Val d'Elsa e le fornaci da calce della zona, in quanto era conveniente utilizzarla solo sul posto, dato che conteneva molta acqua e, se spedita, i grossi pezzi arrivavano frantumati, con conseguente deprezzamento. La concorrenza del carbone e del gasolio portò alla chiusura delle ultime "bocche" nel 1965, oggi tradite solo da macchie nerastre che spiccano nei campi lavorati.
    La miniera più interessante era nel Chianti e precisamente attorno a Cignan Bianco e Cignan Rosso, presso Lilliano, lungo la strada tra Monteriggioni e Castellina in Chianti, dove di aprivano diverse bocche che portavano fino a 200 metri di profondità. Sono giunti fino a noi buona parte degli edifici minerari, perché riutilizzati come rimessa per gli attrezzi agricoli o recuperati a fini abitativi. Curiosa la cappella dedicata a Santa Barbara, oggi all'interno di un'area completamente recintata, dove la porta di ingresso ha delle piccozze come maniglie: è la protettrice dei minatori, venerata in una grande festa che solo i più vecchi del posto ricordano.
    Nei terreni coltivati circostanti (proprietà privata) è ancora possibile trovare dei frammenti di legno pietrificato (foto) e di lignite xiloide.
    Percorrenza in auto: 26 Km, 26 minuti.

Sito di Pianella

    Nel Chianti, nei terreni calcarei tra Pianella e Argiano si trovano dendridi di manganese (foto), che formano ardite architetture arborescenti.
    Nel Chianti si trova anche la "pietra paesina", detta anche "calcare paesino" o "marmo ruiniforme" (ruin marble), un calcare marnoso con venature dal giallo al bruno dovute alla deposizione di ossidi di ferro da parte della soluzione circolante nelle fratture naturali della roccia. La pietra, tagliata e levigata, sembra formare paesaggi fantastici e spettrali, o dei castelli in rovina.
    Percorrenza in auto: 20 Km, 24 minuti.

Miniere di Murlo (magnesite)

    Miniere di Murlo è un vecchio paese di minatori situato sul fondo di una valle, nato attorno ad un grande giacimento di lignite e recentemente tornato ad essere abitato.
    Da Miniere partono interessanti sentieri da percorrere a piedi (trekking), a cavallo (ippoturismo) ed anche in bici (cicloturisno). Un facile e suggestivo itinerario porta in località La Befa: è il vecchio percorso del treno della miniera, che portava la lignite alla più vicina stazione ferroviaria, oggi trasformato in un percorso-natura pressoché pianeggiante ma che attraversa un territorio molto aspro grazie a scavi nella roccia viva, terrapieni ed un ardito Ponte Nero (foto).
    Nella zona furono anche sfruttate fino alla metà del '900 piccole mineralizzazioni di magnesite, trovate nei diaspri rossi associati alle ofioliti (Fosso della Chiesa e Fosso Crevole, località Poggiarello e Casale l'Orsa): manganite, pirolusite, hausmantite, quarzo, rodocrosite. Nei gabbri alterati nei pressi della miniera di lignite: analcime e laumotite.
    Percorrenza in auto: 24 Km, 35 minuti.

Miniera di Poggio Abbù, Murlo (rame)

    Il sito si sviluppa in una parete di diabase a strapiombo sulla sponda destra fosso del Convento in un paesaggio di selvaggia bellezza e nei pressi dei suggestivi ruderi dell'Eremo di Montespecchio (o Conventaccio), costruito nell'XI secolo utilizzando serpentino del posto e calcare rosato della vicina cava di Orsa.
    Delle cinque gallerie realizzate durante la seconda guerra mondiale, anche prolungando quelle preesistenti (mappa a lato), è visibile solo quella situata nella quota più bassa, ormai prossima alla totale occlusione per i materiali franati. Nella parte superiore, in prossimità dell'antica strada di Monte Moro (oggi cessa antincendio), rimane il piazzale antistante ad una galleria scomparsa, con cumuli di minerale alterato, ed altre discariche si trovavano lungo le sponde del torrente. E' possibile che le prime coltivazioni siano da collegare al vicino sito archeologico etrusco di Poggio Civitate (Murlo), dove sono state trovate scorie metallurgiche.
    Le mineralizzazioni consistono in venuzze di calcopirite disseminate e discontinue nella massa del diabase, mentre la calcopirite individuata in un filone quarzoso lungo il greto del torrente al contatto con il serpentino servì in una messainscena per tentare di dimostrare la ricchezza del giacimento. Più a valle, sempre nel diabase, fu segnalata la presenza di stannite in ganga silicea ad alto contenuto di stagno, accompagnato da blenda varietà marmatite (blenda nera).
    Percorrenza in auto: 28 Km, 30 minuti.

Miniere di Vallerano, Murlo (rame, marmo verde)

    Le ofioliti attorno a Vallerano, villaggio aperto di antichissime origini, hanno fornito il serpentino (marmo verde) per la costruzione del Duomo di Siena.
    Presso il paese sono visibili le tracce delle ricerche di rame, effettuate in modo saltuario tra l'800, quando fu estratto un grosso blocco superficiale di calcopirite, e la metà del '900, quando furono trovate solo deboli mineralizzazioni piritose-cuprifere nonostante le grandi aspettative iniziali.
    Gli ingressi delle gallerie, oggi franate, si trovavano nel versante sud del colle di Vallerano (mappa a lato): una a metà della pendice, l'altra sulla sponda del torrente sottostante. Per raggiungerle è difficile utilizzare le vecchie scenderie a causa della fitta vegetazione e dell'elevata pendenza, ma si può partire dal ponte sul torrente e seguire il greto fino ad arrivare al piazzale dove si apriva l'ingresso della quota inferiore.
    Nelle discariche antistanti gli ingressi delle gallerie, dei quali rimangono cumuli di detriti non ancora invasi dalla vegetazione, si rinvenivano i seguenti minerali: calcopirite, azzurrite, bornite, blenda, calcosina, erubescite, malachite. Lungo il percorso, nel bosco, si trovavano alcuni cumuli di manganite, unica testimonianza di una piccola miniera di manganese. Documenti storici segnalano anche il ritrovamento di rame nativo nelle ofioliti attorno a Vallerano, alla vicina Montepescini e nel versante occidentale del Poggio al Piano.
    Percorrenza in auto: 26 Km, 30 minuti.

Sito S.Lorenzo a Merse

    Nei dintorni di San Lorenzo a Merse, lungo la superstrada Siena-Grosserto, si trovano mineralizzazioni di cinabro di origine idrotermale.
    La loro scoperta risale agli anni '60, quando le ricerche di cinabro effettuate negli alvei degli affluenti del fiume Merse evidenziarono che i detriti del fosso Mulinello e del fosso Sterminaglia presentavano concentrazioni simili a quelle presenti nei corsi d'acqua che lambivano le ricche miniere di mercurio del Monte Amiata. Le successive indagini nelle pendici circostanti portatono ad individuare diversi siti con presenza di cristallizzazioni di cinabro, sopratutto nel versante sud-est del Poggio Sincera (mappa a lato).
    Il cinabro si trova sotto forma di venuzze nelle rocce situate ad una profondità di circa 40 cm al di sotto del suolo agrario, e per questo sfuggiti alle ricerche nonostante l'antica tradizione mineraria della zona. Le rocce consistono in miloniti con frammenti di scisti, quarziti e anageniti.
    Poco distante, sulle sponde del fiume Merse, in corrispondenza delle risaie, si trovano i resti delle terme del Doccio, distrutte dalla piena del 1960, dalle quali sgorgavano acque termali assai copiose.
    Percorrenza in auto: 24 Km, 20 minuti.

Cave della Montagnola Senese (marmo)

    La Montagnola Senese, che si trova a 10 Km da Siena, è un massiccio calcareo nella quale si aprono le antiche cave del marmo giallo di Siena.
    Le colorazioni gialle, rosse e viola dei marmi della Montagnola sono dovute a intrusioni di minerali di ferro, e all'interno del marmo sono stati anche stati trovati filoni di ematite, che secondo D'Achiardi sarebbero stati estratti nel XV e XVI secolo.
    Questo ha spinto ad effettuare nel 1939-1940 una serie di scavi, pozzetti e gallerie, con l'estrazione di qualche centinaio di tonnellate di minerali ferrosi, trovati in vene quarzose nelle formazioni scistose sovrastanti i marmi o nei contatti tra scisti e marmi, in località Poggio Bucaccio, Sassarella, Carecchio, Scopagoli e Pietra Cupa.
    Nel marmo si trovano cristalli di quarzo e di solfati di ferro, di rame e di piombo. Nei terreni rossastri alla base della Montagnola, per la bellezza dei cristalli, si segnala il quarzo ialino con inclusioni di rutilo.
    Percorrenza in auto per raggiungere le cave di marmo: 17 Km, 30 minuti.

Miniera di Querceto (manganese)

    A 5 Km ad est di Casole d'Elsa si trovano i resti di una importante miniera di manganese, coltivata tra il 1927 e l'ultimo conflitto mondiale, quando fu abbandonata per i danni bellici e l'allagamento delle gallerie, nonostante la notevole consistenza del giacimento ed il tenore del 96-98%, il più alto di tutta la Toscana.
    Il giacimento, sfruttato solo in parte, consiste in due filoni larghi da 2 a 6 metri all'interno del serpentino. Il minerale si presenta compatto, bianco porcellanato o giallognolo, rinvenibile in alcuni cumuli presenti nell'area, mentre le gallerie sono state occluse nei primi anni del 2000: magnesite, montmorillonite.
    Percorrenza in auto: 37 Km, 34 minuti.

Miniera delle Cetine (antimonio)

    La miniera delle Cetine di Cotorniano è stata una delle miniere di antimonio più importanti della Toscana, poi trasformato in parco minerario e successivamente lasciato al degrado, tanto che oggi il sentiero è invaso dalla vegetazione, le staccionate sono fatiscenti, i pozzi sono privi di protezione, ed il museo minerario allestito a Chiusdino chiuso da tempo.
    Il percorso porta alle entrate delle gallerie dalle quali esce un vento freschissimo, alle discariche, ai ruderi dei fabbricati che servivano la miniera, dove si può ancora trovare stibina (foto) ed i suoi minerali di ossidazione (foto), oltre cristalli di gesso (foto) e scorie di lavorazione.
    Percorrenza in auto: 19 Km, 26 minuti.

Miniera di Camporedaldi
(piombo, pirite)

    Una passeggiata nella macchia mediterrane porta a questa vecchia miniera nei pressi di Pentolina (Rosia), nella Riserva Naturale dell'Alto Merse, le cui gallerie sono quasi tutte franate per l'inconsistenza della roccia.
    Nella discarica, e nel ruscello che l'attraversa, si possono ancora trovare interessanti cristalli di celestina (foto) e barite, di grande interesse mineralogico, oltre a marcasite, pirite, galena, blenda, melanterite.
    La storia scritta inizia a metà-fine '800, quando venne sfruttato un piccolo affioramento di galena argentifera per ottenere piombo dai forni della zona. Gli scavi si fermarono di fronte alla pirite, estratta qualche decennio dopo, quando l'industria chimica se ne interessò per estrarre l'acido solforico (mappa a lato).
    Percorrenza in auto: 22 Km, 30 minuti.

Miniere di Casal di Pari
(antimonio, rame)

    Poco dopo i Bagni di Petriolo si entra in una zona molto interessande dal punto di vista minerario e mineralogico.
    In località Greppoli, 2 Km a nord del paese di Casal di Pari, si trovano le discariche della miniera di antimonio, coltivata tra l'800 ed il '900, con caratteristiche geologiche simili alle miniera delle Cetine di Cotorniano: stibina e ossidi di antimonio (stibiconite, cervantite, kermesite, realgar, valentinite).
    Tra il Monte Acuto ed il Fosso delle Lame, 2 Km a est, troviamo invece le discariche della miniera di rame coltivata a metà '900, con mineralizzazioni in vene felspatiche nei gabbri: azzurrite, calcopirite, cuprite, rame nativo, scapolite. Documenti storici segnalano che su queste pendici fu rinvenuto rame nativo, anche un blocco superficiale di 20 kg, all'interno di lenti di quarzo incluse in serpentine metamorfosate.
    A S.Antonio di Pari, solfuri di piombo e di zinco nel calcare paleozoico, disseminati in venette o come riempimento di cavità: galena, blenda.
    A Casal di Pari tracce cinabrifere e lenti di pirite in ganga quarzosa negli scisti del Verrucano.
    Percorrenza in auto: 34 Km, 31 minuti.

Miniere di Miranduolo
(ferro, rame, argento)

    I recenti scavi archeologici in corso dal 2001 al castello ed al villaggio di Miranduolo, nei pressi dell' Abbazia di San Galgano, hanno potuto appurare una connotazione mineraria di questo insediamento, in quanto all'interno della corte sono state trovate tracce di attività estrattiva e metallurgica.
    Nel versante sud è stata infatti individuata una piccola miniera, interrotta da una frana dopo 4-5 metri e dotata di una sala con al centro un pozzetto utilizzato per la risalita del minerale. La mineralizzazione si sviluppa all'interno del calcare cavernoso ed è costituita da un filone a solfuri misti associati ad idrossidi di ferro nella zona di ossidazione superficiale (cappellaccio limonitico).
    Altre miniere sono state individuate nelle immediate vicinanze di questo ingresso, ad altre ancora all'interno del villaggio e sul versante opposto. Il castello di Miranduolo sorge dunque al centro di un'area di raggio di 3-4 Km con diverse miniere a potenziale estrattivo di ferro, rame e forse argento.
    Percorrenza in auto: 31 Km, 38 minuti.

Miniere Montieri/Gerfalco
(argento, rame, piombo)

    Alle pendici delle Cornate di Gerfalco, la montagna più alta delle Colline Metallifere, sorgono due piccoli borghi, un tempo castelli minerari ed oggi meta dei campi estivi dei bambini senesi.
    Attorno si possono visitare miniere di argento, rame e piombo, coltivate fin dall'epoca etrusca ma soprattutto tra l'XI ed il XIII secolo, quando l'area fu acquisita dalla Repubblica di Siena, fino alla chiusura nel corso del XV secolo, quando l'economia ripiegò sulle castagne e poco altro, con una parziale riattivazione nel XVIII secolo sotto il Granducato di Toscana.
    Rimangono lunghe gallerie come quelle che si inoltrano sotto i paesi di Montieri e Gerfalco, gli avvallamenti circolari posti a distanze regolari che indicano i siti di vecchi pozzi, i resti di edifici utilizzati come fonderie dove è ancora possibile trovare le loppe derivate dalla fusione dei minerali argentiferi.
    Nel versante nord delle Cornate si trova la cava di marmo persichino o ammonitico, apprezzato per il colore rosaceo ed utilizzato per lastricare il Duomo di Siena e gran parte delle case del luogo.
    Un interessante anello trekking che parte da Gerfalco conduce agli ingressi delle miniere di Poggio Mutti e ad una vecchia cava di marmo rosso. Attorno a Montieri un breve sentiero porta ad alcuni ingressi, come alla Buca delle Fate.
    Aragonite (foto), blenda argentifera, calcopirite, fluorite, galena argentifera, gesso, pirite, quarzo (detto "diamante di Montieri" per la particolare lucentezza), sfalerite, tetraedrite argentifera.
    Percorrenza in auto: 48 Km, 57 minuti.

Miniera di Roccatederighi (rame)

    Il cospicuo giacimento di rame, che secondo alcuni era conosciuto fin dai tempi degli Etruschi, sembra alla base della costruzione del castello di Roccatederighi e l'acquisizione da parte dei senesi alla fine del'300, quando si hanno le prime notizie certe dell'attività mineraria, che diventò intensa alla fine dell'800 con la realizzazione di 4 pozzi: ancora oggi sono visibili in superficie testimonianze delle miniere.
    La mineralizzazione si trovava tra serpentiniti e basalti, in masse steatitose ed in gabbri poco alterati: bornite, calcopirite, calcosina, pirite.
    Nello scoglio trachitico sul quale sorge Roccatederighi e nel triangolo che il paese forma con Roccastrada e Torniella, si trovano cristalli di sanidino anche di 4 cm.
    Percorrenza in auto: 63 Km, 104 minuti.

Cave di Torniella (caolino)

    Notevole formazione di lipariti caolinizzate e solfatizzate nel versante orientale del Monte Altino, con cava in località Piloni. Il materiale è di color bianco-giallognolo con venature ferrugginose e porcellaniche: alunite, caolinite, halloysite, metahalloysite, torniellite.
    Torniella è un caratteristico borgo fortificato e nei pressi sono da visitare i resti della ferriera e l'annesso mulino, oggi museo privato.
    Percorrenza in auto: 48 Km, 49 minuti.

Lagone di Travale (boro)

    Nell'area geotermica di Larderello, al bordo di vecchi lagoni come quello di Travale, ed ovunque sono presenti manifestazioni geotermiche, si trovano croste e masse cristalline di solfati e borati (foto), formati per evaporazione dell'acqua, condensazione del vapore ed alterazioni della roccia affiorante: alunogeno, ammonioborite, biringuccite, bossingaultite, epsonite, gesso, ginorite, larderellite, mascagnite, mohrite, nasinite, sassolite, santite, thenardite, tincalconite.
    Sotto le pietre, in corrispondenza delle emissioni di vapore endogeno, avviene la sublimazione dello solfo in cristalli aciculari, detto anche "zolfo fumarolico" (foto).
    Da non mancare una breve visita al caratteristico centro storico di Travale, il quale ha una forma circolare per via dell'antico castello nel quale si sono inglobate le abitazioni.
    Percorrenza in auto: 52 Km, 101 minuti.

Miniera del Pavone
(rame, argento?)

    La visita alla miniera del Pavone, detta anche Miniera di Montecastelli, è possibile su appuntamento, in quanto conserva gallerie praticabili e ruderi ottocenteschi messi in sicurezza. La miniera ed il torrente prendono forse il nome dalle iridescenze del minerale estratto, simile a quelle delle piume del pavone: in inglese, la bornite è infatti chiamata peacock ant (minerale del pavone).
    Uno straordinario anello trekking di 6 ore che, partendo dal borgo di Montecastelli, porta al cayon del torrente Pavone, alle Grotte Fiorentine (cavità carsiche utilizzate per l'estrazione del minerale) e, sulla sommità del poggio, alla Rocca Sillana (castello minerario del X secolo ma lo sfruttamento minerario risale sicuramente all'epoca pre-etrusca).
    Bornite, calcopirite, blenda, calcocite, calcosina, galena, magnetite, malachite, azzurrite, aurichalcite e, nelle rocce ofiolitiche circostanti, aragonite, analcime, grossularia, zoisite, prehnite, vesuviana.
    Percorrenza in auto: 50 Km, 57 minuti.

Miniere di Boccheggiano
(rame, ferro, pirite)

    Le miniere di Boccheggiano hanno dato grandi soddisfazioni agli appassionati di minerali: aragonite (foto), pirite (foto), galena (foto), gesso (foto), azzurrite, auricalcite, calcantite, calcocite, calcopirite, calcosina, clorite, bismutinite, blenda, bornite, celestina, ematite, epidoto, fluorite, goethite, limonite, magnetite, malachite, marcasite, melanterite, pirrotina, quarzo, sfalerite, smithsonite, tetraedrite, zolfo. L'aragonite, in passato indicata col nome di aragostronzianite o stronzianite, presenta una fluorescenza rossa ai raggi ultravioletti.
    A Boccheggiano c'era un filone qurzoso-cuprifero. A sud del paese, in località Valle Buia, masse lentiformi di pirite tra le filladi ed il calcare cavernoso. A nord di Boccheggiano, in località Campiano, un importante giacimento di pirite.
    E' difficile stabilire quando iniziò lo sfruttamento minerario nella zona, in quanto l'intensa attività estrattiva ha cancellato le tracce precedenti. Le prime notizie storiche risalgono al 1330 circa, e nel 1350 Boccheggiano passò sotto il controllo di Siena. Nella seconda metà dell'800 la coltivazione divenne razionale grazie all'invenzione del "metodo Conedera" per la produzione del rame: i suggestivi resti di questa tecnica di lavorazione sono gli imponenti cumuli di scorie di colore rosso presenti lungo la strada Massetana, noti come "Le Roste".
    L'industria estrattiva ha determinato numerose trasformazioni come la costruzione del villaggio Merse, nato ai primi del Novecento attorno al Pozzo Serpieri e agli edifici industriali, che si dotò di attrezzature ricreative e di abitazioni per le famiglie.
    Ai primi del '900 chiusero le miniere di rame, poco dopo la metà del secolo chiusero quelle di pirite, ma nello stesso periodo venne individuato a Campiano un nuovo e ingente bacino di pirite, sfruttato tra il 1974 ed il 1996 con metodi all'avanguardia, in quanto i camion si inoltavano nel sottosuolo per caricare direttamente il minerale, mentre enormi pompe estraevano una ingente quanto inaspettata quantità di acqua che altrimenti avrebbe invaso le gallerie, ma la coltivazione fu interrotta per il crollo del prezzo dell'acido solforico.
    Doveroso ricordare che, dopo la chiusura, la miniera di Campiano fu utilizzata per immagazzinare illegalmente rifiuti tossici, ma dato che le pompe furono spente, le acque hanno invaso le gallerie, e nel 2011 sono fuoriuscite con un colore bruno-rossastro, riversandosi per mesi nel fiume Merse col loro carico di metalli pesanti (arsenico, cadmio, piombo), fino a quando fu realizzato l'attuale depuratore, con elevati costi di gestione.
    Percorrenza in auto: 46 Km, 55 minuti.

Miniere di Rapolano Terme (manganese)

    Nella zona di Rapolano Terme, furono scoperti strati di minerali di manganese con uno spessore tra i 5 ed i 40 cm, poco profondi, ma così numerosi da rappresentare un giacimento considerevole.
    Tuttavia, a causa del prezzo basso e della debole richiesta, nonché delle difficoltà di escavazione per le infiltrazioni d'acqua, la coltivazione avvenne in modo saltuario tra la fine dell'800 e la prima guerra mondiale.
    Le zone principali sono due: quella di Poggio Santa Cecilia (località Rossole - Montioni - Batticolle - Santa Maria - Boninsegna - Palazzetta) e quella di Monte Martino - Modanella (Quercioli, Paiolino, Collino, Felciaio, Calvario, Poggio Secco): manganite, pirolusite (in genere amorfa, talora cristallina) ed il suo idrato acerdesite.
    A Poggio Santa Cecilia, durante la costruzione di un mulino (1461), fu scoperto un giacimento di allume di buona qualità, sostanza usata nella lavorazione del cuoio e dei tessuti, mai sfruttato perchè non fu possibile mettere d'accordo i tre proprietari dei terreni, nonostante l'elevato prezzo del momento.
    Percorrenza in auto: 31 Km, 29 minuti.

Sito di Rapolano Terme

    Attorno alle terme di San Giovanni, a pochi chilometri dal paese di Rapolano Terme, si trovano ancora particolari formazioni di calcite realizzate dalle acque termali (foto).
    Percorrenza in auto: 31 Km, 29 minuti.

Miniere del Monte Amiata (mercurio)

    Il Monte Amiata, che gli abitanti della zona chiamano "La Montagna", è un antico vulcano alto oltre 1700 metri, terra di eretici e di minatori, che si staglia all'orizzonte dell'agriturismo La Torretta, ed oggi Parco Museo Minerario del Monte Amiata.
    La massa trachitica racchiude fenocristalli di andalusite ed alle pendici venivano coltivate diverse miniere di cinabro (foto), dal quale si otteneva il mercurio. La miniera più vicina a noi è quella di Pietrineri, detta anche miniera dei Bagni di San Filippo: cinabro, celestina, gesso, marcasite, orpimento, pirite, quarzo, realgar.
    Alle pendici della montagna sono visibili i resti delle cave di farina fossile (usata per preparare la dinamite) e di terre bolari o "Terre di Siena", pregiati coloranti naturali (foto).
    Percorrenza in auto: 66 Km, 110 minuti.

Sito di Levane

    In diversi affioramenti nei pressi di Levane (provincia di Arezzo) si trova la Kutnahorite (foto), raro carbonato di calcio e manganese, che si presenta in piccoli aggregati cristallini di colore grigio-brunastro, in associazione con aragonite aciculare, cresciuti all'interno di piccoli geodi di 2-4 cm di diametro.
    Percorrenza in auto: 46 Km, 43 minuti.

© Copyright 2015 Fabio Gori