MINIERE E MINERALI A SIENA
La geodiversità del territorio
La Toscana è paesaggio, gastronomia, arte, ma non solo: offre anche numerose testimonianze di archeologia mineraria
e soprattutto una straordinaria varietà di minerali e rocce di grande importanza scientifica e didattica.
Infatti la Toscana meridionale è la seconda area mineraria d'Italia e l'unica al mondo dove l'attività
estrattiva si svolge ininterrottamente da 2500 anni: le miniere hanno così contribuito allo sviluppo della civiltà etrusca,
alla potenza della Repubblica di Siena, alla crescita industriale di inizio '900 ed agli sforzi bellici.
Lasciarsi trascinare in questa "caccia al tesoro" significa entrare in una dimensione antica e coinvolgente per
scoprire gli angoli più nascosti del territorio che hanno segnato la sua evoluzione.
Tuttavia, gran parte dei giacimenti del senese non avrebbero oggi alcun
interesse economico, e non hanno mai generato grandi ricchezze per una serie di motivi:
- l'esiguità dei giacimenti (c'é di tutto, ma poco),
- l'insufficiente rete stradale e ferroviaria,
- le resistenze dei proprietari terrieri, che fino al 1927 detenevano tutti i diritti sul sottosuolo,
- la scarsa propensione degli imprenditori locali ad investimenti nel settore minerario.
Oggi la necessità di reperire materie prime definite dall'Unione Europea
"critiche" (come antimonio, barite, fluorite, magnesio, stronzio) e "critiche strategiche" (come boro, grafite, rame, litio, manganese, silicio metallico, terre rare, titanio)
sta portando anche in Italia a riaprire le miniere abbandonate e ad effettuare nuove ricerche: uno scenario che in Toscana è però
improbabile a causa dei vincoli ambientali.
Dove sono le miniere in Italia e dove trovare minerali in Toscana. In questa pagina sono descritti i siti del patrimonio mineralogico e del
patrimonio minerario e lapideo nei dintorni di Siena: cave e miniere attive, cave e miniere abbandonate, i siti minerari dismessi,
i giacimenti non sfruttati, i Geositi di Interesse Regionale (GIR) e Locale (GIL), e gli itinerari mineralogici accompagnati da foto dei
minerali da noi trovati e da mappe scaricate dal web.
Si raccomanda di chiedere il permesso di accesso ai proprietari, di non avvicinarsi a vecchie strutture,
fronti di cava, gallerie minerarie ed emanazioni gassose, e di non esporsi a minerali pericolosi (amianto, ossidi di piombo, ecc).
Da non perdere la visita al Museo di Storia Naturale di Siena,
che espone raccolte di rocce, minerali e fossili provenienti da tutta la Toscana. Particolarmente interessanti sono:
- la collezione di marmi gialli della Montagnola Senese;
- la collezione di terre bolari del Monte Amiata;
- la collezione dei minerali grezzi e lavorati delle miniere di Campiglia Marittima.
A pochi chilometri da Siena si trova il più grande giacimento di solfo della Toscana, sfruttato solo in parte.
Ha una peculiare orgine lacustre e consiste in una serie di lenti di calcare marnoso contenente il 20% di solfo, ma si trovavano anche ammassi di zolfo quasi puro e grandi cristalli ricercati dai musei italiani.
L'attività si svolse nei primi due decenni del '900, oltre ad una modesta attività durante la seconda guerra mondiale.
L'ex villaggio minerario conserva i suoi edifici, oggi abitazioni private e magazzini, mentre gli ingressi ai pozzi ed alle gallerie non sono più riconoscibili. Nelle vecchie discariche, oggi terreni agricoli, si possono trovare frammenti di zolfo.
Percorrenza in auto: 14 Km, 15 minuti.
Nelle colline argillose che circondano Siena furono coltivate, a partire dalla fine dell' 800 e soprattutto
dai primi del '900, decine di miniere di lignite, in genere di piccole dimensioni.
Il giacimento più interessante è quello di Lilliano, che negli anni migliori fornì il 2% della produzione italiana, fino alla chiusura avvenuta nel 1963, lasciando nel sottosuolo sei milioni di tonnellate di combustibile.
Negli anni '70 la ricerca di uranio nella lignite ha appurato che la sua bassa concentrazione non rendeva economica la riapertura delle miniere.
Sono giunti fino a noi buona parte degli edifici minerari, riutilizzati come rimesse o abitazioni.
Nei terreni circostanti si trovano frammenti di legno silicizzato (pietrificato) e di lignite xiloide.
Percorrenza in auto: 26 Km, 26 minuti.
L'argilla è una risorsa diffusa nel senese, da secoli utilizzata per realizzare i laterizi
che caratterizzano l'architettura senese
e le terrecotte.
Nella cava di argilla abbandonata che sovrasta l'uscita Poggibonsi Sud
venivano alla luce stupende rose di gesso (aggregati di cristalli lenticolari), anche di grandi dimensioni (cm. 20-25), simili
alle rose del deserto, ma di colore grigiastro.
Nell'area senese si trova anche gesso in forme particolari come a "coda di rondine" (detto anche "ferro di lancia"), e più raramente "a ventaglio" ed "a coccarda".
Percorrenza in auto: 30 Km, 23 minuti.
Cave del Chianti
(alberese, pietraforte, pietraserena)
I Monti del Chianti sono dominati dall'alberese (calcare marnoso), dal quale si ottenevano blocchi per costruire edifici e lastre per pavimentare cortili.
Un tipo raro e particolare è la "pietra paesina", che si trova quasi esclusivamente in Toscana,
dove è utilizzata per realizzare gioielli e suppellettili: tagliata e levigata, sembra formare
paesaggi astratti o castelli in rovina, dovuti all'infiltrazione di acque contenenti ossidi ed idrossidi di ferro e manganese
(infatti sono stati trovati minerali contenenti questi elementi).
Nel Chianti è abbondante anche l'arenaria, con cave abbandonate di "pietraforte" (di colore giallastro, usata come pietra da costruzione) e "pietraserena" (di colore grigio, per elementi decorativi).
Percorrenza in auto: 20 Km, 24 minuti.
Durante la prima prima guerra mondiale furono coltivati nel cuore del Chianti alcuni affioramenti di scisti manganesiferi, oltre ad un piccolo filone di pirite in ganga quarzosa trovato all'interno di scisti rossi durante la costruzione della strada statale.
Rimangono tracce di scavi e affioramenti di scisti manganesiferi, dove è frequente trovare ossidi di manganese, generalmente in masse amorfe
e più raramente microcristallino o dendritico.
Percorrenza in auto: 36 km, 42 minuti.
La Montagnola Senese,
è un massiccio prevalentemente calcareo a 10 Km da Siena.
Nel settore occidentale si trova un bacino marmifero dove si aprono numerose cave, sfruttate fin dall'antichità
per estrarre il marmo di Siena, utilizzato per costruire il Duomo di Siena, caratterizzato da pregiate colorazioni gialle e viola per le infiltrazioni di ferro e manganese nelle numerose fratture.
Inoltre, nella Montagnola sono stati sfruttati fin dall'antichità minerali ferrosi e manganesiferi, oltre a caolino, quarzite e calcare cavernoso: quest'ultimo ha fornito la "pietra da torre" per costruire gli edifici della zona e nella stessa Siena.
Nel complesso, nella Montagnola sono stati trovati una trentina di minerali, alcuni dei quali contenenti terre rare.
Percorrenza in auto ai diversi siti: 10-16 km, 6-24 minuti.
La miniera delle Cetine di Cotorniano
è stata una importante miniera di antimonio, attiva tra il 1878 ed il 1944 nei periodi in cui nel mondo c'era una guerra,
dato che l'antimonio è indispensabile per la fabbricazione di proiettili.
E' un Geosito di Importanza Regionale (GIR 18): qui sono state trovate 80 specie di
minerali, alcuni dei quali per la prima volta al mondo, e rappresenta un' "unica testimonianza nel suo genere per gli aspetti archeominerari, storico-sociali e culturali legati al lavoro nelle miniere".
Il villaggio minerario conserva gran parte dei suoi edifici e prima della bonifica si poteva facilmente trovare il principale minerale estratto (stibnite) ed altri minerali, mentre ora rimangono solo pochi cumuli di detriti.
Poco distante si trova una cava di quarzite abbandonata ("Cava delle Cetine"), dove sono stati segnalati una decina di minerali.
Percorrenza in auto: 19 Km, 25 minuti.
Una bella passeggiata nella Riserva Naturale dell'Alto Merse porta a questa miniera abbandonata che ancora può dare soddisfazioni agli appassionati di minerali.
La storia scritta inizia verso il 1860 quando furono utilizzati i minerali di piombo argentifero più superficiali, per poi dedicarsi alla sottostante pirite fino alla seconda guerra mondiale.
Gli ingressi delle gallerie sono quasi tutti franati ed i fabbricati sono ridotti a pochi ruderi, ma nelle discariche possiamo trovare celestina (di grande interesse mineralogico, anche in cristalli fino a 2-3 centimetri) ed altri 15 minerali, tre dei quali segnalati per la prima volta nel 2024.
Percorrenza in auto: 22 Km, 30 minuti; + a piedi 1,3 Km.
In una vasta area boscata nei dintorni di San Lorenzo a Merse sono presenti mineralizzazioni di cinabro (solfuro di mercurio): sono state scoperte negli anni '60 dopo aver individuato negli affluenti del Merse concentrazioni di mercurio simili a quelle presenti nei torrenti vicini alle ricche miniere del Monte Amiata (vedi oltre), ma le successive indagini hanno escluso la presenza di giacimenti profondi.
In questa vasta zona boscosa dominata dalle anageniti del Verrucano è nota inoltre la presenza di mineralizzazioni di ematite e pirite (alcuni ammassi superficiali furono sfruttati molti decenni fa) ed anche recentemente sono stati trovati diversi minerali, tra i quali pregevoli esemplari di quarzo rosato, rossastro, ametistino od in limpidi cristalli iso-orientati, e perfetti cristalli di pirite immersi nello scisto verde.
Percorrenza in auto (Poggio Le Buche): 27 Km, 30 minuti; + camminata 0,3 Km.
Questa piccola gessiera abbandonata nei pressi di Fontazzi, attiva nella seconda metà del secolo scorso, appartiene ad una tipologia di depositi gessosi che si trova quasi esclusivamente in Toscana e per questo proposto Geotopo di Interesse Locale (GIL 33).
Si tratta di anidriti (CaSO4) parzialmente o totalmente gessificate (CaSO4 * 2H2O), che si formano per precipitazione di soluzioni concentrate di acqua di mare: il sito racconta dunque un ambiente di sedimentazione in acque basse e ferme, come una laguna costiera, ed un clima arido o semi arido (Triassico, 225-200 milioni di anni fa).
Accanto al gesso, che si presenta in lamine trasparenti, si possono trovare dieci specie di minerali in gram parte legati alla risalita di fluidi geotermici: infatti nella zona sono ancora presenti alcune putizze.
Percorrenza in auto: 20 Km, 16 minuti; + camminata 0,3 Km.
Le ofioliti attorno a Vallerano, villaggio di antichissime origini, hanno fornito la serpentinite per la costruzione del Duomo di Siena e di altri importanti edifici.
Veniva estratto dalla cava storica di Poggio la Croce (geotopo di importanza regionale GIR 19) e soprattutto
dalle sottostanti "prode dei fossi" dove si trovava il materiale migliore.
La prima notizia risale al 1271 di una petraia gestita dai frati dell'Eremo di Montespecchio, ma nei secoli successivi è stata abbandonata o sottoutilizzata.
E' facile trovare la ranocchiaia, varietà di serpentinite tipica della Toscana, con strisce scure di magnetite che delimitano aree chiare di serpentino, mentre sono poco comuni i minerali associati a questo tipo di roccia.
Percorrenza in auto: 26 Km, 30 minuti; + camminata 0,2 Km.
Presso il paese di Vallerano, nel serpentino, sono visibili tracce delle ricerche minerarie di rame
lungo una faglia mineralizzata a calcopirite che percorre il versante (solfuro di rame e ferro), estratta nell'800 e nella prima metà del '900.
Sulla sponda del torrente, dove si trovavano gli impianti per l'arricchimento, incontriamo una discarica di scorie, ed a metà della soprastante pendice resta la galleria principale, oggi quasi completamente ostruita, e l'antistante
discarica. Nel materiale molto alterato si trovano 12 specie di minerali, tra i quali calcopirite e carbonati di rame verde-azzurri.
Sempre nel colle di Vallerano, nei diaspri, fu coltivata durante la prima guerra mondiale una piccola miniera di manganese, oggi testimoniata dalla presenza nel bosco di brevi gallerie e cumuli di minerale estratto (ossidi di manganese).
Percorrenza in auto: 22 Km, 28 minuti; + camminata 0,6 Km.
Il geosito (GIL 45) si sviluppa in una parete a strapiombo di diabase
in un paesaggio di selvaggia bellezza nella Riserva Naturale del Basso Merse e nei pressi dei suggestivi ruderi dell' Eremo di Montespecchio, costruito nell'XI secolo utilizzando materiali della zona: il "marmo verde" ed il "calcare rosa".
Le mineralizzazioni consistono in vene di calcopirite con tenore medio in rame del 10%, diffuso anche nella massa rocciosa con tenore medio dello 0,5%.
E' possibile che le prime coltivazioni siano da collegare al vicino sito archeologico
etrusco di Poggio Civitate
(Murlo), mentre la storia scritta inizia nel 1882 e termina il 1944.
Rimangono, sul ripido versante, due piazzali con cumuli di minerale alterato (segnalate 15 specie di minerali).
Percorrenza in auto: 28 Km, 25 minuti; + camminata 2 Km.
"Miniera di Murlo" è
un villaggio minerario perfettamente corsevato e recentemente tornato ad essere abitato, nato nei pressi di un grande banco di lignite picea sfruttato fino all'esaurimento tra il 1870 ed il 1948. Rimangono il traliccio del Pozzo del Cerrone, gli ingressi murati delle gallerie ed il piacevole lago dell' Acquabuona nato con la diga costruita con le argille che ricoprivano la lignite.
Un facile e suggestivo percorso segue il vecchio tracciato del
treno della miniera, una delle prime vie ferrate private italiane (1871), che percorre la gola del Crevole (GIL 37) attraversando imponenti strati di radiolariti: gusci silicei di organismi marini depositati a oltre 4000 metri
di profondità sui fondali dell'oceano del Giurassico. I gabbri alterati lungo il percorso e della zona sono meta dei cercatori di minerali (14 specie).
In quest'area furono anche sfruttate nella seconda metè del '900 piccoli
banchi di ossidi di manganese, dove possiamo trovare 15 specie di minerali tra i quali spicca la rodocrosite, un carbonato di manganese di colore rosa, presente in un sito lungo il Fosso della Chiesa.
Percorrenza in auto (fino all' inizio dei percorsi): 26 Km, 35 minuti.
Attorno a Rapolano Terme
ci sono delle collinette di radiolariti (diaspri), dove affiorano numerosi strati di minerali di manganese.
In tempi antichi il minerale fu utilizzato come colorante da vasai e vetrai: probabilmente dagli Etruschi e nel Medioevo, certamente nel '700 e '800. La coltivazione industriale avvenne tra il 1873 ed il 1946, ma in modo saltuario a causa del
basso tenore e delle difficoltà di escavazione, in genere con scavi a trincea e raramente in galleria, alcune delle quali ancora presenti.
Il principale minerale estratto era il "wad" (miscela di ossidi e idrossidi di manganese), ma sono segnalati altri 14 minerali tra i quali una limonite in bellissime colorazioni iridescenti.
Percorrenza in auto: 35 Km, 30 minuti + a piedi 100-800 m.
Rapolano Terme
è famoso per le sorgenti termali e per le cave del "travertino di Siena", sfruttate fin dai tempi degli Etruschi ed ancora attive, con tonalità dal beige al tortora, mentre quello aranciato proveniva dall'
Acqua Borra (GIR 6).
Nei banchi di travertino è frequente trovare particolari formazioni di calcite, dovute alla deposizione in cavità preesistenti del carbonato di calcio contenuto nelle acque termali.
Nei pressi di Rapolano sono famose due manifestazioni termali uniche al mondo: il rilievo dove sgorgavano le acque termali (Schiena d'Asino, GIR 3) e una grande sorgente naturale di anidride cabonica (la Puzzola).
Anticamente furono anche sfruttati piccoli depositi di allume, e recentemente pietrisco calcareo con quattro cave abbandonate dove si trovano noduli di marcasite e minerali di rame.
Percorrenza in auto: 30 Km, 28 minuti.
Una interessante zona mineraria e mineralogica si trova a sud dei
Bagni di Petriolo.
Lungo la superstrada Siena-Grosseto era attiva tra il 1870 ed il 1921 la miniera di antimonio "La Selva". Nascosti nella vegetazione sono rimaste alcune discariche ed i ruderi della fonderia di San Martino: qui si trovano una ventina di minerali, simili a quelli della miniera delle Cetine di Cotorniano.
A S.Antonio in Valdaspra, in un luogo sperduto che prende il nome da un eremo duecentesco oggi scomparso,
fu attiva tra il 1870 ed il 1957 una miniera di piombo, classificata come un rara MVT (Mississippi Valley Type). Nel bosco si trova un fabbricato, gli ingressi delle tre gallerie e discariche, con una ventina di minerali.
Sul Monte Acuto, con mineralizzazioni atipiche rispetto ad altre ofioliti,
furono coltivate nell' 800 e nella prima metà del '900 piccole miniere di rame, oggi nascoste dalla vegetazione.
Percorrenza in auto:
La Selva: 30 Km, 25 minuti; S.Antonio Valdaspra: ulteriori 8 km, 13 minuti + camminata 50'
Una delle miniere ancora attive in Toscana si trova sul Monte Alto, presso Torniella, antico castello acquisito dalla Repubblica di Siena nel 1255.
Dalla fine dell'800 viene estratto caolino, importante materia prima per molti prodotti industriali. E' di aspetto farinoso e amorfo, di color bianco-giallognolo, formato per alterazione della riolite (una roccia vulcanica), provocata da fluidi idrotermali che in questa zona l'hanno attraversata nelle sue fratture.
Il componente principale è la caolinite, seguita da halloysite, ma è abbondante anche il quarzo (persistente al disfacimento); altri componenti sono alunite (un solfato, predominante in alcune aree un tempo sfruttate per ricavare allume) e relitti di cristalli di biotite sfuggiti alla caolinizzazione.
Una relazione dell'epoca segnala, in un vecchio sito di estrazione, la presenza di cristalletti di zircone e sferoliti di calcedonio. Nella riolite non caolinizzata, usata come materiale da costruzione, si trovano cristalli di sanidino e talora di cordierite.
Percorrenza in auto: 52 Km, 55 minuti.
Gli scavi archeologici effettuati al villaggio ed al castello di Miranduolo (Chiusdino), costruito su uno sperone di calcare cavernoso ai piedi del Poggio Fogari ed attivo tra il VII ed il XIII secolo, hanno messo in evidenza la sua connotazione mineraria e metallurgica.
Piccole trincee, pozzi e cunicoli minerari sono stati stati individuati all'interno del villaggio e nelle immediate vicinanze, dai quali venivano estratti calcopirite, galena argentifera, sfalerite e idrossidi di ferro ("cappellaccio" limonitico). Le recenti ricerche non hanno però individuato giacimenti profondi.
Oggi possiamo trovare interessanti mineralizzazioni nelle fasce di calcare silicizzato, con la predominanza di solfuri di antimonio.
Percorrenza in auto:
al castello: 31 Km, 40 minuti; + a piedi 1,3 Km;
al calcare silicizzato: 39 Km, 50'; + a piedi 0,3 Km.
Le miniere di Boccheggiano hanno dato grandi soddisfazioni agli appassionati di minerali, in quanto qui si trovavano in abbondanza diverse decine di specie: tra queste una aragonite unica al mondo, detta stronzioaragonite, con una una fluorescenza rossa ai raggi UV.
Il giacimento principale consiste in un filone a solfuri misti profondo circa 2 km e di spessore variabile da 1 a 20 metri. La parte superficiale, ricca di ossidi di ferro, fu sfruttata probabilmente fin dai tempi degli Etruschi e poi dalla Repubblica di Siena. I principali lavori di estrazione del minerale di rame risalgono alla seconda metà dell'800 (con i suggestivi cumuli di scorie rosse, oggi GIR "Le Roste"), mentre la sottostante pirite fu estratta dai primi del '900, con l'ultimo impulso della grandiosa miniera di Campiano aperta dal 1974 al 1994.
Miniere Montieri/Gerfalco (argento, ferro, piombo, rame, pirite, zinco, antimonio, marmo rosso)
Nella zona delle Cornate di Gerfalco, la montagna più alta delle Colline Metallifere, sorgono due
piccoli borghi, un tempo castelli minerari.
Attorno si trovavano miniere di argento, ferro, piombo e rame, coltivate fin dall'epoca etrusca ma soprattutto
tra il IX ed il XIII secolo, quando l'area fu acquisita dalla Repubblica di Siena e divenne una delle più importanti "argentiere" d'Europa.
Sono ancora visibili gallerie, trincee, tracce di forni fusori
e, nel paese di Montieri, l'edificio che ospitava la fonderia e la zecca. I minerali segnalati sono una ventina, tra le quali aragonite (varietà "mossottite"),
gesso (varietà "specchio d'asino"), quarzo (detto "diamante di Montieri").
A sud di Gerfalco sono stati trovati nel 2011 diversi minerali inediti e molto rari, come la muchardite, primo ritrovamento in Italia.
Ad ovest, le discariche di una minera di antimonio individuate negli anni 2000 (miniera della Sambuca)
hanno restituito 45 minerali, tra i quali la rara ordonezite, primo ritrovamento in Europa.
Da Montieri e Gerfalco partono alcuni itinerari, con segnavia e pannelli
esplicativi, alcuni dei quali portano alle cave storiche di calcare rosso ammonitico, detto "rosso di Montieri" o "rosso di Gerfalco", utilizzato per
decorare e pavimentare il Duomo di Siena e le case della zona.
Lagoni di Travale (acido borico, allume, solfo, solfato ammonico, vetriolo)
Dai numerosi lagoni un tempo presenti nell'area geotermica di Travale - Radicondoli - Larderello si otteneva
acido borico ed altri materiali. Oggi i fluidi geotermici vengono estratti per essere utilizzati esclusivamente nella produzione
di energia elettrica, ma dai vapori in uscita verrà presto recuperata l'anidride carbonica e in futuro forse il litio.
I minerali trovati quasi esclusivamente in questa zona sono otto ed altri tre sono stati trovati per la prima volta al mondo solo ai
lagoni di Travale.
Sono poche i luoghi nel mondo dove è stato rinvenuto un numero così elevato di
specie minerali rare in un'area così ristretta.
Le manifestazioni naturali sono quasi tutte scomparse, ma nella zona
di Travale si sono timidamente riattivate.
Qualche minerale si trova ai margini di scorrimento di fluidi geotermici. Sotto le pietre, in corrispondenza delle emissioni di vapore endogeno, avviene la sublimazione dello "zolfo fumarolico".
Percorrenza in auto: 40 Km, 55 minuti; + camminata 0,3 Km.
In provincia di Siena c'è uno specifico bacino di sedimentazione dell'
alabastro gessoso: quello di Casole d'Elsa - Chiusdino - Radicondoli.
Nell'antichità è stato usato da Etruschi e Romani, e poi dagli artigiani di Volterra,
dovendo però oggi ricorrere quasi esclusivamente ad alabastro spagnolo per l'esaurimento dei giacimenti della zona.
L'alabastro gessoso è una varietà di gesso (solfato di calcio) con tessitura microcristallina, di aspetto trasparente e facilmente lavorabile. Si trova all'interno delle masse gessose sotto forma di "ovuli", con diametro fino a un metro e mezzo.
Dalla cava abbandonata di Monteguidi (Casole d'Elsa) proveniva uno dei tipi più pregiati, detto "bardiglio agatato di Monteguidi" (in auto: 40 Km, 43'). Dalle cave del Podere Sant'Agata (Chiusdino) proveniva l' "alabastro bardiglio" (36 Km, 44') e dalla cava di Podere al Moro (Chiusdino) l' "alabastro bianco venato" (dal sito precedente: 15', 6 km + camminata).
Nelle cave, di interesse mineralogico, si trova gesso xx e glomeruli di marcasite.
L'alabastro calcareo, detto anche alabastro orientale (in quanto i Romani lo
importavano dall'Egitto) o alabastro onice (una varietà di quarzo dal simile aspetto)
è carbonato di calcio depositato da acque termali che contenevano ioni di ferro e manganese,
che hanno formato disegni suggestivi.
La cava storica nei pressi di Castelnuovo dell'Abate (Montalcino) è un Geotopo di Interesse Regionale (GIR 12) ed
uno dei pochi giacimenti del genere presenti in Italia. Ha fornito materiale particolarmente pregiato denominato "Alabastro di Siena",
usato nell' architettura senese.
La cava, utilizzata nell'evo antico e nel medioevo, e riattivata nel secolo scorso fino al 1992, presenta due fronti e
conserva ancora blocchi di alabastrite attorno al bordo, il sistema di carrucole per il taglio ed un magazzino costruito con pietre di scarto.
Percorrenza in auto: 48 Km, 50 minuti.
Il Monte Amiata è un antico vulcano alto oltre 1700 metri,
terra di asceti e di minatori, che si staglia all'orizzonte dell'agriturismo La Torretta.
Attorno venivano coltivate diverse miniere di mercurio, che fecero dell'Italia il secondo produttore mondiale: la più vicina a Siena è quella di Pietrineri, attiva dal 1902 al 1979, dove i lavori erano particolarmente difficili
per le forti emanazioni gassose. E' rimasta una piccola discarica di sterili, in mezzo ad una zona a putizze, dove sono stati trovati 18 specie di minerali, tra cui il materiale estratto: il cinabro.
Alle falde della Montagna, si trovano le cave abbandonate di farina fossile (derivata dalla sedimentazione di gusci di diatomee, destinata a diversi usi industriali) e di terre bolari (o "Terre di Siena", sedimenti argillosi ocracei usati come pregiati coloranti naturali, per esempio nei dipinti del Rinascimento): una collezione è esposta al
Museo di Storia Naturale di Siena.