LA MONTAGNOLA SENESE
Il paradiso degli escursionisti
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La Montagnola Senese è un piccolo rilievo collinare a 10 chilometri dall'
agriturismo La Torretta
ed è una delle aree più interessanti della Toscana per la notevole qualità ambientale e la presenza di un'alta densità di
bellezze naturali, storiche e artistiche.
La fruibilità è garantita da 20 sentieri segnati dal CAI
per un totale di 35 ore di percorrenza, e da itinerari per biciclette e mountain bike.
La documentazione sulla sentieristica è disponibile in agriturismo o al sito www.caisiena.it / sentieristica.py.
La Montagnola è infatti meta privilegiata degli amanti della natura e delle passeggiate,
ed anche degli appassionati di botanica, di
zoologia o di
geologia,
dei cercatori di funghi,
degli appassionati di speleologia,
dei cercatori di minerali, degli esperti di architettura, di arte medievale e perfino di archeologia.
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 La Montagnola Senese, sito di interesse comunitario (SIC). E' in gran parte ricoperta da Lecci, la quercia sempreverde.
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Le ricchezze della Montagnola Senese
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La Montagnola è un SIC, cioè un Sito di Interesse Comunitario, istituito ai sensi della direttiva
HABITAT 92/43 CEE per la conservazione degli habitat naturali e seminaturali (sito n. IT5180003).
Infatti, nonostante che sia stata popolata fin dall'epoca etrusca e romana, la Montagnola Senese ha conservato un buon grado di naturallità
ed una notevole diversità di habitat, per cui offre rifugio a molte specie animali in via di estinzione ed anche ad endemismi, cioé specie che
vivono solo in questo luogo.
La Montagnola, inoltre, è un concentrato di castelli, pievi, eremi e altre bellezze architettoniche
che nessuno immaginerebbe di incontrare. Infatti questo territorio era attraversato dalla via francigena, e da sempre è
stato condizionato dalle attività dell'uomo come il taglio del bosco, l'allevamento dell'antica razza suina della cinta senese (che qui ebbe la sua culla),
l'estrazione del marmo giallo di Siena (usato per la Cattedrale) e di una particolare pietra da costruzione, la "pietra da torre".
Il suolo è formato in prevalenza da calcari, che hanno dato origine a fenomeni carsici:
per questo la Montagnola, con le sue settanta grotte, è anche il paradiso degli speleologi.
Ed è proprio il carsismo ad aver formato l'antico Lago di Santa Colomba, che un paio di secoli fa è stato prosciugato
con la rara tecnica dello svuotamento, grazie a una galleria ancora funzionante e percorribile a piedi.
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 Un sentiero del CAI della Montagnola Senese. Sono 35 le ore di percorrenza totali.
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I querceti sempreverdi
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La Montagnola Senese è ricoperta da un esteso bosco di quercia sempreverde, il leccio (Quercus ilex L.):
dà così l'idea di cosa doveva essere la Lecceta originaria, che sicuramente dominerebbe sulle colline sublitoranee di tutta la
Penisola se l'uomo non avesse compito la sua millenaria opera di distruzione.
Grazie a questi lecceti, la Montagnola Senese è stata la culla e l'ultimo rifugio di una antica razza
suina, la Cinta Senese, che ancora oggi pascola in questi boschi nutrendosi di ghiande:
è una delle poche ad essere stata salvata dall'estinzione, come è invece accaduto ad altre razze nostrane dopo l'arrivo delle più produttive razze danesi ed inglesi.
Altre emergenze vegetazionali, di alto valore ecologico e paesaggistico,
sono i boschi a cerro e roverella, i castagneti da frutto, le praterie xeriche su substrato calcareo, le garighe su serpentini, le praterie e le comunità pioniere calcicole di piante succulente.
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 L' Elleboro, uno dei fiori più arcaici
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Il rifugio degli animali
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La Montagnola Senese, grazie al buon livello di naturalità ed all' elevata
diversità di habitat, offre rifugio a specie vulnerabili, rare o addirittura inserite nella lista rossa regionale.
Da segnalare la presenza di Rapaci come il Biancone, il Gheppio e lo Sparviero. Tra gli anfibi,
il Tritone punteggiato ed il Tritone crestato italiano. Ricordiamo inoltre la presenza di cinque specie di pipistrelli,
anche queste minacciate dall' estinzione, che trovano rifugio nelle numerose grotte carsiche.
Inoltre nella Montagnola troviamo degli endemismi, cioé specie che vivono solo qui, ed in
nessuna altra parte del mondo: si tratta di due insetti, e precisamente due Coleotteri (come le Coccinelle): il Leptotyphlus senensis ed il Troglorhynchus latirostris.
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 Rana in uno specchio d'acqua
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Tra pievi, eremi e castelli
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La Montagnola Senese è una straordinaria concentrazione di borghi e torrioni, fattorie e case contadine, pievi e romitori, cappelle e tabernacoli,
pozzi e fontane, e perfino antichi bagni termali, tutti caratterizzati da particolari architettonici da ammirare per la loro genuinità
e semplicità, e contrassegnati da curiosi toponimi che testimoniano la storia vissuta.
Bosco al Lupo riporta ad un passato non lontano dove le paure reali si confondevano con quelle delle fiabe.
Poggio La Piana e Pian del Monte richiamano l'insidiosa morfologia. Fungaia, Marronetone, Poggio ai Legni e Cetinale (= area disboscata) le risorse forestali.
Marmoraia e Ferriera, le attività estrattive. Bagnaia, Caldana e Piscialembita la ricchezza d'acqua, anche termale. Palazz'Albero, Palazzo al Piano, Palazzone e Palazzaccio le
antiche dimore signorili. Osteriaccia, l'antico luogo di sosta lungo la via francigena.
Tra i luoghi di culto risaltano bellissime pievi, come quella di Ponte allo Spino presso Sovicille o, nel versante opposto,
il complesso di Abbadia a Isola presso Monteriggioni, un villaggio medievale sorto attorno ad una imponente abbazia cistercense (fondata nel
1001), così chiamata per la sua posizione sopraelevata rispetto al territorio circostante, anticamente paludoso.
E poi gli eremi: l'enorme Eremo di Lecceto (Siena), ancora oggi abitato dalle monache agostiniane.
Il piccolo e grazioso Eremo di San Leonardo al Lago, oggi di proprietà demaniale, visitabile anche all'interno (ore 9.30-15.30, escluso il lunedì),
vicinissimo a Siena ed in bella posizione su Pian del Lago.
L'imponente Romitorio della Scala, chiuso e non visitabile, così chiamato perchè raggiungibile
dal pianoro sottostante con una rampa di 300 scalini di pietra. I ruderi del Romitorio di Motrano, raggiungibile con una facile camminata di 20 minuti,
costruito attorno ad una grotta naturale che si apre in una rupe calcarea, dove l'acqua potabile era fornita dallo stillicidio su una grande stalattite mammellonare,
che fa pensare ad un antico culto galattoforo.
La Montagnola Senese è inoltre caratterizzata dalla presenza di numerosi castelli altomedievali,
frutto del cosiddetto incastellamento. L'incastellamento si ha quando un'area insediativa tende a fortificarsi,
e questo è avvento tra il 900 ed il 1200: in Toscana, in questo periodo, sono stati costruiti oltre 1000 castelli.
Tutto questo deriva dal fatto che la Montagnola Senese è un territorio
storicamente vocato agli scambi: infatti, la zona era attraversata dai mille percorsi che nel medioevo facevano capo alla
Via Francigena,
l'asse viario che univa Roma con la Francia, e che metteva in comunicazione quest'area con Siena e le vicine città di
Colle Val d'Elsa,
Poggibonsi,
Certaldo,
San Gimignano e
Monteriggioni. Monteriggioni
è un borgo fortificato perfettamente conservato, che sorge proprio alla base della Montagnola con la sua
cinta muraria orlata da quattordici torri, estrema difesa senese contro il nemico fiorentino.
La Montagnola, inoltre, era abitata fin dai tempi del Neolitico:
in una delle sue numerose grotte, quella del Chiostraccio, 40 anni fa è stato trovato uno scheletro di "Homo sapiens",
completo ed in ottimo stato di conservazione, che nel 2010 è stato datato col C14: risale a 15.000 anni fa, e quindi è
l'uomo più antico della Toscana ed uno dei più antichi d'Italia.
Numerose sono anche le testimonianze degli Etruschi:
nella zona sono state rinvenute due necropoli, una a Toiano ed una a Rosia (Area Archeologica Attrezzata di Malignano, ingresso libero),
oltre ad una sepoltura con corredi funebri nella Grotta dei Salami.
Infatti, alla fine del IV secolo a.C., in tutta l'Etruria si verifica una diffusa colonizzazione delle campagne,
che qui dipendevano culturalmente e forse politicamente dalla città di Volterra, da cui provengono i reperti rinvenuti.
I reperti archeologici della Montagnola Senese sono conservati al Museo Archeologico Nazionale di Siena.
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 Il possente Eremo della Scala, raggiunto da 300 scalini di pietra
 L'Eremo di Motrano, costruito attorno a una grotta che si apre in una rupe rocciosa
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Pian del Lago: a piedi nella galleria di bonifica
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Nella Montagnola Senese, alle base del versante che scende verso Siena,
c'è un'area pianeggiante chiamata 'Pian del Lago'.
Come dice il nome, questa pianura era occupata da un lago, che è stato bonificato ai tempi
del Granducato di Toscana con un metodo raro e curioso: lo svuotamento.
Infatti, per far defluire le acque, è stata scavata una galleria lunga 2173 metri, ancora funzionante
ed inserita nella sentieristica del CAI: è possibile percorrerla in un'ora, se attrezzati con stivali e torcia elettrica.
Si sconsiglia comunque di non percorrerla in concomitanza di forti piogge.
L'imbocco si raggiunge con una breve e piacevole passeggiata che parte dall'Osteriaccia, passa davanti
all'inghiottitoio del Mulinaccio (il principale estuario naturale delle acque, prima che la sua ostruzione provocasse la formazione
dell'antico lago) e termina all'obelisco del Granduca, dove è stata attrezzata un'area pic-nic.
Il lago si è formato in una depressione carsica, formata dall'unione di più doline (polje) .
Era esteso circa 150.000 mq e profondo non più di 3 metri, e vi si praticava una ricca pesca e, sulle sue sponde, una ricca caccia.
Un naturalista senese dell'epoca, il Dei, lo definì
una triste palude da cui aveva origine un tal formidabile sviluppo di micidiali miasmi, da rendere,
nel'estate inspecie, assulutamente insalubri quei dintorni poiché la malaria desolava e faceva sentire
i suoi malefici influssi fino al convento degli agostiniani della congregazione di Lecceto, a Celsa, a S.Colomba,
Fungaia ed anco nella stessa Siena.
Da qui la decisione di bonificare la zona.
I lavori iniziarono nel 1764 e terminarono nel 1770: dopo che la galleria fu attivata,
il lago si prosciugò in 2 giorni. Le caratteristiche principali della galleria sono la "volta a botte" in mattoni
e la pavimentazione in pietra serena con pendenza del 2 per mille.
La galleria si chiama "Canale del Granduca" o "Galleria del Granduca" perché realizzata ai
tempi del Granduca Leopoldo di Lorena.
E' anche chiamata "Galleria della Guglia" o "Galleria della Piramide"
per via di una stele posta all'imbocco del canale, con tanto di iscrizione a gloria del Granduca.
Una curiosità: la portata dell'acqua in uscita è inferiore di quella in entrata, e la perdita è da collegare
alle cavità carsiche incontrate durante lo scavo, chiuse dalla volta di mattoni senza essere state cartografate.
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 Pian del Lago: l'obelisco posto all'ingresso della galleria di svuotamento, percorribile a piedi
 Bonifica di Pian del Lago: la mappa della Galleria del Granduca
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I marmi e le grotte della Montagnola Senese
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La Montagnola, impervia e ricca di boschi, si distingue nettamente dal territorio circostante.
Questo è dovuto alla particolare natura geologica,
che gli conferisce un aspetto vagamente prealpino, un pò come le Alpi Apuane.
E proprio come le Alpi Apuane, la Montagnola è un massiccio calcareo,
che spuntava dal fondale marino prima che le enormi forze del sottosuolo sollevassero le Alpi e gli Appennini.
Ad occidente c'è il calcare cristallino, nel quale si aprono antiche cave di marmo, mentre
a oriente c'è il calcare cavernoso, dove si aprono le cave di "pietra da torre".
Fin dal medioevo dalla Montagnola Senese sono stati estratti
marmi
di rara bellezza, utilizzati nei principali monumenti del Rinascimento, non solo a Siena
(tra cui il Duomo di Siena), ma anche a Firenze e Orvieto:
nelle cave si possono ancora oggi trovare interessanti minerali ed i diversi tipi di marmo, che permettono di ricostruire così il campionario dei marmi estratti.
Il più importante e pregiato è il Marmo Giallo di Siena, detto "oro litico" per via del colore e della rarità,
caratterizzato da una intensa fratturazione che non ha mai permesso l'estrazione di abbondanti blocchi di dimensioni commerciali.
Esistono anche marmi rosati, violacei e grigio-azzurri, tutte colorazioni dovute alle inclusioni di minerali di ferro, ed anche marmi bianchi e grigi,
che ricordano il celebre marmo di Carrara.
Il marmo fu anche usato per conferire una particolare lucentezza al
cristallo di Colle Val d'Elsa,
la vicina cittadina dove oggi viene prodotto il 90% del cristallo italiano e dove fin dal Medioevo si è sviluppata
l'industria vetraria grazie alle presenza nella zona di tutti i minerali necessari.
La natura calcarea della Montagnola ha favorito i fenomeni carsici, come le
grotte, le doline ed i canyon.
Le grotte sono una settantina, che fanno della Montagnola la seconda area carsica della Toscana dopo le Alpi Apuane.
In genere sono spaccature verticali profonde 50-60 metri e povere di concrezioni, oppure inghiottitoi che iniziano con un piccolo pozzo e si sviluppano in camere orizzontali ricche di stalattiti
e stalagmiti che si accrescono anche di 3-4 mm all'anno, dovuto al debole stillicidio in occasione delle piogge, in quanto è assente una circolazione attiva di acqua.
Le grotte, ancora non del tutto esplorate, si trovano soprattutto nel calcare cavernoso, ma le più belle e particolari si aprono nel marmo.
Le doline, invece, sono depressioni superficiali, di forma circolare, causate dal crollo delle grotte sottostanti: si trovano un pò ovunque, ma sopratutto
attorno al Monte Maggio, al Colle Ciupi e vicino al paese di Santa Colomba, dove raggiungono un diametro di 100 metri ed una profondità di 50 metri.
In superficie si trovano talvolta dei veri e propri canyon, profonde gole incise dalle acque, come quelle del fosso Romitorio, val di Ripoli e valle Buia.
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 Il raro marmo Giallo di Siena, utilizzato nella Cattedrale. Foto tratta da www.marmiditoscana.it - Agenzia Di Promozione Economica Della Toscana
 L'interno della Grotta Chioma di Berenice, che si apre in una cava del Marmo di Siena, ricoperta di concrezioni a cavolfiore. Foto tratta da "Le Grotte della Montagnola Senese" di Antonio Castagnini - CAI Siena
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Le acque di sorgente e le acque termali
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La Montagnola ha una piovosità di tutto rispetto, tra le più alte in Italia:
oltre 1000 mm di pioggia all'anno, mentre le zone immediatamente circostanti scendono sotto gli 800 mm.
Tuttavia, a causa della natura calcarea della roccia, la Montagnola è praticamente priva di un reticolo idrografico
superficiale: le acque si infiltrano, scorrono nel sottosuolo e riappaiono a valle con copiose sorgenti, oppure alimentano un'importante
falda acquifera che assicura l'approvvigionamento idrico alla città di Siena.
Caratteristico è il caso del fiume Elsa, uno dei principali affluenti dell'Arno:
il primo tratto, che parte dalle quote più alte della Montagnola, a Pieve a Molli, è detta "Elsa morta".
Alla base del versante, in località Caldana presso Gracciano, prende il nome di "Elsa viva", perché riceve le acque copiose e perenni di alcune sorgenti termali.
Altre piccole sorgenti sgorgano numerose lungo le pendici della Montagnola Senese, che nei
secoli passati venivano imbottigliate e vendute nelle spezierie senesi.
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 Mappa della Montagnola Senese: i percorsi per mountain bike
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Agriturismo La Torretta
Strada di Sant'Apollinare 6, 53100 Siena tel 0577-39.21.66
© Copyright 2009 Fabio Gori
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