LA MINIERA DELLE CETINE,
L'ex PARCO MINERARIO ED I MINERALI
La miniera delle Cetine di Cotorniano è un Geosito di Importanza Regionale (GIR 18) ed anche mondiale: qui sono state trovate 80 specie di minerali, alcuni dei quali per la prima volta al mondo, ed il villaggio rappresenta un' "unica testimonianza nel suo genere per gli aspetti archeominerari, storico-sociali e culturali legati al lavoro nelle miniere", come si legge nella motivazione.
Il villaggio minerario conserva ancora la palazzina dell' amministrazione, la casa del contabile, la casa del caporale, la palazzina degli operai, il forno per il pane, i ruderi del laboratorio di chimica e dell'ufficio postale ed i sotterranei della vecchia fonderia ; poco fuori il villaggio resistono i ruderi della vecchia e nuova polveriera.
Negli anni 2000 fu realizzato un parco minerario subito abbandonato, tanto che oggi i sentieri sono invasi dalla vegetazione, il canalone nel quale si aprono le gallerie è stato recintato ed il museo minerario allestito a Chiusdino è dismesso da anni,
nonostante la spesa di circa la metà dei 2 milioni di euro stanziati con i fondi PRUSST.
Nel 2025 un intervento di bonifica dai metalli pesanti costato 3 milioni di euro ha interessato il villaggio minerario, la limitrofa discarica di scorie della fonderia e perfino alcune discariche di inerti, esclusivamente finalizzato a rendere vendibili gli edifici, di proprietà della Regione Toscana. Infatti non ha compreso la messa in sicurezza del Canalone, ovvero la profonda incisione con la quale venne inizialmente aggredita la massa mineralizzata più ricca, lungo il quale si affacciano gli ingressi delle gallerie minerarie, e sono state demolite alcune testimonianze di archeologia industriale come una rara condotta dei fumi in pietra lunga 100 metri ed alta 2 metri (che nel geoparco in Sardegna è stata messa in sicurezza e valorizzata), la vasca di raccolta dell' acqua (con la sua pregevole ringhiera in ferro battuto) ed il ponticino sotto il quale passava la decauville verso la fonderia.
Il geoturismo è una forma di turismo sostenibile che si collega al recupero delle tradizioni e delle memorie storiche, cosa che ha portato ad istituire una rete dei geoparchi europei. Anche il territorio di Siena si presterebbe a questa forma di turismo, per il suo grande valore ambientale ed alla presenza di interessanti geositi minerari e mineralogici, i quali sono soggetti alla stessa normativa nazionale che tutela il paesaggio e il patrimonio culturale (D.Lgs 42/2004).
Tuttavia la valorizzazione del patrimonio archeominerario attraverso un geoparco non richiede solo un impiego iniziale di risorse, sopratutto se il materiale estratto è un "metallo pesante" per cui è necessaria una bonifica, ma anche il mantenimento della sicurezza con il periodico controllo delle pareti rocciose, la manutenzione della sentieristica e della cartellonistica e l'organizzazione di iniziative di diverso tipo: di educazione ambientale, di lettura della storia da un inusiuale punto di vista e di educazione civica (una miniera di antimonio chiusa è simbolo di pace).
La miniera ha fornito complessivamente circa 3.000 tonnellate di antimonio di ottima qualità,
oltre a piccole quantità di solfo. Fu attiva in modo saltuario tra il 1878 ed il 1944, nei periodi in cui nel mondo c'era una guerra, dato che l'antimonio è indispensabile per la fabbricazione di proiettili. Nel corso degli anni il materiale estratto era sempre più povero di antimonio: un'ulteriore conferma dell'esaurimento del giacimento è scaturita dalle ricerche effettuate nel 2011, che hanno interessato anche altri metalli e oro "invisibile" (trovato dispoerso nella roccia in concentrazioni fino a 5,7 g/t, quindi non economicamente convenienti).
Il minerale che veniva estratto era la stibnite, detta anche stibina o antimonite (solfuro di antimonio), dal quale si otteneva l'antimonio.
Diverse leggende sono nate attorno a questo elemento: per esempio, si dice che il suo nome deriva da 'anti-monaco', perché avvelenava i monaci
che lo assumevano per resistere al digiuno. Ma l'antimonio é anche attraente, per il suo aspetto nero lucente: ecco che assume un carattere diabolico. Per questo fu sostanza alchemica, ed anche farmacologica: l'ingestione di antimonio provoca infatti vomito e diarrea, ma anche aritmia e tachicardia, fino all'arresto cardiaco.
Un tempo Le Cetine erano molto frequentate dai collezionisti per la varietà, la bellezza e la rarità dei minerali, alcuni dei quali unici al mondo.
Il minerale più frequente era ovviamente la stibnite (solfuro di antimonio), che si trovava in bellissime aggregazioni di cristalli: talvolta erano
immersi nella calcite, dalla quale venivano liberati con ripetute e prolungate immersioni in acido cloridrico, altre volte erano all'interno di piccole cavità della roccia,
spesso ricoperti da una patina giallastra di alterazione. Bellissimo anche il gesso (solfuro di calcio), un minerale abbondante in tutto il mondo, che qui assumeva un aspetto caratteristico e bizzarro, tanto da essere chiamato gesso coralloide.
La miniera è però famosa in tutto il mondo per l'importanza scientifica dei suoi minerali, alcuni dei
quali sono stati trovati, per la prima volta, proprio alle Cetine: onoratoite (1947), cetineite (1987),
rosenbergite (1993), brizziite (1994), rosiaite (1995), clinocervantite (1998) e batoniite (2023).
Ad oggi, l'onoratoite delle Cetine rappresenta l'unico ritrovamento mondiale assieme alla recente batoniite, trovata negli anni '80 ma solo recentemente dichiarata come nuovo minerale con il titolo di "minerale dell'anno", unico minerale italiano ad aver ricevuto questo appellativo, in quanto presenta struttura mai osservata prima,
una delle più complesse oggi conosciute nel regno minerale.
I collezionisti di minerali si sono avventurati in questi cunicoli per anni, alcuni collaborando con le Università, altri depredando.
Il pericolo di crolli non veniva considerato, dato che la roccia in cui sono scavate le gallerie è quasi sempre il solido calcare cavernoso, che nella sua forma
più compatta è detto 'pietra da torre' perché usato per costruire fortilizi e palazzi, anche nella stessa città di Siena.
I pericoli incombenti erano altri. Uno era rappresentato dai pozzi verticali, che improvvisamente si aprono nelle gallerie orizzontali.
L'altro pericolo era quello di perdersi, perché le gallerie formano un labirinto: per questo i collezionisti
stendevano un filo di Arianna, ed uno di loro restava all'uscita. Inoltre bisognava stare attenti a non svegliare i pipistrelli, che altrimenti
cominciavano a volare disordinatamente.
Prima della bonifica del 2025, nel canalone e nelle discariche si poteva ancora trovare il principale minerale estratto (stibnite, detta anche antimonite, un solfuro di antimonio) ed anche altri minerali, mentre ora rimangono solo pochi cumuli di detriti.

Il percorso di visita al parco geominerario delle Cetine di Cotorniano

La condotta fumi della fonderia, raro esempio di archeologia mineraria (1899), demolita e ricoperta di terra in occasione dell'intervento di bonifica del 2025.

Ingresso del livello Bice, negli anni 2000 messo in sicurezza per la visita ed oggi inaccessibile.

Gli affreschi di Emilio Ambron all'Accademia Musciale Chigiana di Siena si discostano dai suoi usuali soggetti e ricordano gli ingressi della miniera: infatti le Cetine facevano parte della sua Tenuta di Cotorniano, crocevia artistica del '900.

La mappa del geosito delle Cetine di Cotorniano (in verde) a confronto con l'effettiva area mineraria (tratteggio rosso, nostra elaborazione): si noti che il geosito non comprende la parte ovest del canalone, dove si trova l'ingresso della galleria del livello Bice, l'unico che fu messo in sicurezza per la visita.

L'ingresso di una galleria della miniera delle Cetine che si apre sul Canalone, oggi area inaccessibile

Una mappa delle gallerie della miniera delle Cetine: formano un labirinto ed i diversi livelli sono collegati da pozzi verticali: i cercatori di minerali si sono avventurati per decenni.

Stibnite, detta anche stibina o antimonite, Miniera delle Cetine (Chiusdino). Lunghezza cristalli 4 cm max.
