LA SPADA NELLA ROCCIA


La spada nella roccia

    La spada nella roccia esiste davvero e si trova accanto alla suggestiva Abbazia di San Galgano, nei dintorni di Siena.
    Qui, secondo la leggenda, un giovane cavaliere di nome Galgano rinunciò alla spada e si fece eremita, conficcandola in una roccia e facendola apparire così capovolta come una croce.
    Al contrario della spada di re Artù, quella di San Galgano poteva essere liberamente estratta. Questo fu possibile fino al 1924 quando, per prevenire un eventuale furto, il parroco bloccò la lama versando del piombo fuso nella fessura.
    Negli anni '60 la spada fu spezzata da un vandalo, così il moncone fu risistemato sulla roccia e protetto con una copertura di plastica rigida.
    Recenti ricerche compiute dall'Università di Siena hanno evidenziato che i due margini della spada coincidono perfettamente, per cui si può ritenere che la parte spezzata appartiene alla spada originale.
    Inoltre, la lega metallica della spada è quella tipica delle spade nel XII secolo, ed indagini col georadar hanno evidenziato che è inserita nella fessura di un affioramento roccioso profondo.

La Rotonda di Monte Siepi

    Subito dopo morte di Galgano, avventuta nel 1181, attorno alla spada nella roccia fu costruito il misterioso Eremo di Monte Siepi.
    La sua particolarità è la forma circolare, con una cupola a cerchi concentrici di colore bianco (travertino) e rosso (mattoni). É come se la spada, infissa nella roccia, si proiettasse verso il cielo, diventando l'asse dell'universo attorno al quale tutto ruota.
    I cerchi sono 48, un numero dal profondo significato psicologico: infatti, secondo Gustav Jung, tutti i multipli del 4 sono simbolo della completezza (come i quattro fiumi del paradiso terrestre, i quattro evangelisti, i dodici apostoli, ecc).
    Un fatto particolare accade il 21 giugno di ogni anno, al solstizio d'estate: all'alba, un raggio di luce penetra nell'eremo dalla monofora posta dietro all'altare e forma un cerchio luminoso sulla parete, che pian piano si sposta fino a toccare la spada di S.Galgano, alimentando le fantasie di un ipotetico osservatorio astronomico.
    Gli enigmi non finiscono qui: sul lato nord del pavimento della Rotonda il georadar ha individuato la presenza di una struttura anomala, posta a circa 2 metri di profondità, di forma simile a un parallelepipedo, di circa 2,20 x 1 x 1 metri, probabilmente un sepolcro, che potrebbe anche essere quello di San Galgano, ma non è stata data l'autorizzazione allo scavo.
    Secondo alcuni studiosi, il nome deriva da "Mons saeptus", un luogo recintato che conserva all'interno del saeptum, qualcosa da preservare. É quindi possibile che il luogo sia stato precedentemente oggetto di culti pagani, come fa pensare la forma circolare e la localizzazione su un'altura nell'ampio fondovalle del fiume Merse, uno dei più importanti della Toscana.

I (falsi) misteri della cappellina

    Dalla Rotonda si accede alla "cappellina" rettangolare, aggiunta nel XIV secolo ed affrescata dal grande Ambrogio Lorenzetti (0,50 euro per illuminarla).
    Un affresco misterioso è quello della "Madonna con tre mani", dove la madonna tiene in mano Gesù con due mani ma con una terza mano trattiene un bastone. La spiegazione è semplice: il Lorenzetti aveva dipinto la Madonna senza Bambino e poi lo ha aggiunto con una nuova mano che lo sorreggeva, nascondendo tra le pieghe del mantello la mano col bastone, che il restauro ha fatto riapparire.
    Un altro ripensamento del Lorenzetti si ha nell'Annunciazione: nel disegno preparatorio la Madonna appare spaventatissima, un fatto raro nella storia dell'arte, mentre nell'affresco definitivo si inchina all'Arcangelo Gabriele in linea con i canoni dell'epoca. C'è quindi da chiedersi perchè un artista affermato come il Lorenzetti abbia voluto rappresentare uno schema non comune per poi ritornare sui suoi passi.
    Oltre alla cappellina, sono aggiunte successive l'ingresso (XIII secolo), il campanile (XIV secolo) ed il piccolo convento.

I monaci invidiosi

    Nella cappellina c'é una teca contenente due arti umani mummificati, di origine ignota.
    Secondo la tradizione, sono le mani di uno dei tre "monaci invidiosi" che nel 1181 tentarono di strappare la spada dalla roccia mentre San Galgano era assente, e che furono poi assaliti dai lupi: la scena è rappresentata in un antico dipinto conservato alla Pinacoteca Nazionale di Siena (opera di Giovanni di Paolo, attivo a Siena dal 1403 al 1482).
    La radiodatazione col C14 le fa effettivamete risalire al XII secolo, quindi contemporanee a San Galgano. Altre analisi sono in corso per tentare di stabilire età, sesso, statura e patologie dell'individuo.
    E' stato ipotizzato che derivano dalle sepolture rinvenute nel luglio 1694 nel sagrato della Rotonda, e che si tratti dei resti dei primissimi seguaci del santo eremita.

© Copyright 2012 Fabio Gori