Miniera di Poggio Abbù, Murlo (rame)

    E' una delle più interessanti miniere di rame in Toscana. Il geosito (GIL 45) si sviluppa in una parete di diabase a strapiombo sulla sponda destra del fosso del Convento, in un paesaggio di selvaggia bellezza nella Riserva Naturale del Basso Merse e nei pressi dei suggestivi ruderi dell' Eremo di Montespecchio (o Conventaccio), costruito nell'XI secolo utilizzando materiali della zona: il "marmo verde" reperito sul posto ed in parte proveniente da Poggio La Croce (vedi) ed il "calcare rosa", un conglomerato di origine lacustre a cemento calcareo e color salmone proveniente da una vicina cava oggi nascosta dalla vegetazione.

    Le mineralizzazioni consistono in vene di potenza fino a 20-30 centimetri, immerse nel quarzo e disseminate nella massa del diabase, fenomeno piuttosto raro. Sono composte sopratutto da calcopirite (solfati di ferro e rame), associata a minori quantità di bornite (= erubescite), calcosina e in alcune zone pirite cuprifera, con tenore medio in rame del 10%, il quale è anche diffuso nella massa rocciosa con tenore medio dello 0,5%. Una relazione dell'epoca segnala inoltre la frequente presenza di sfalerite varietà marmatite (blenda nera) talora "contenente stannite ad alto contenuto di stagno".

    E' possibile che le prime coltivazioni minerarie siano da collegare al vicino sito etrusco di Poggio Civitate (Murlo), dove sono state trovate scorie metallurgiche (raggiungibile in un'ora e mezzo con un percorso trekking segnato). La storia scritta inizia nel 1882 con le prime ricerche, mentre l'attività estrattiva inizia nel 1908 con lo scavo di due gallerie e continua durante la seconda guerra mondiale (1940-1944) con tre nuove gallerie ed il prolungamento di quelle esistenti, oltre ad un tentativo di ripresa nel 1952-1956. Nel complesso sono state scavate 500 metri di gallerie e 200 metri di traverse affrontando grandi difficoltà logistiche ed economiche per la natura impervia del luogo e perché le quantità estratte non giustificarono né la realizzazione sul posto di un impianto di primo trattamento del minerale né una teleferica per portare il materiale all'impianto di Vallerano.

    Oggi si può intravedere solo la galleria situata nella quota più bassa, lungo la gola del fosso del Convento, ancora ben visibile nel 2003 ma ormai quasi completamente occlusa per i materiali franati, mentre le altre erano già franate nel 1956. Sono anche scomparse, a causa delle piene e delle frane, le discariche delle gallerie affacciate sull'alveo del torrente ed i piccoli edifici indicati nelle mappe dell'epoca, eccetto qualche muro di contenimento.

    Rimangono sul ripido versante due piazzali con cumuli di minerale alterato: molto comuni calcopirite, pirite, quarzo, sfalerite (= blenda), patine di covellite e di malachite; rare bornite (patine sulla calcopirite), calcosina, crisotilo, cuprite, galena, malachite xx, melanterite e prehnite, oltre a cristallini di langite e rozenite contenute in nidi e venule all'interno di una pasta argillosa grigiastra detta losime.

    Percorrenza in auto: 28 Km, 25 minuti; + camminata 2 Km.