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Genio e follia nell'arte
"Arte, Genio e Follia"
è una mostra ideata da Vittorio Sgarbi e destinata al grande pubblico.
Quasi 400 opere di grandi protagonisti
dell'arte moderna e contemporanea, provenienti dai musei di tutta Europa,
raccontano il complesso rapporto tra genio artistico e disturbi mentali: Van Gogh,
Kirchner, Munch, Ernst, Dix, Grosz, Guttuso, Mafai, Ligabue, sono solo
alcuni dei protagonisti che faranno riflettere su un tema affascinante ed allo
stesso tempo inquietante.
Chi non si è emozionato davanti a un Van Gogh,
soffermandosi sul fatto che dietro tanta bellezza ci fosse una persona "disturbata"?
I pacchetti turistici
La particolarità del progetto di Vittorio Sgarbi è anche la sua varietà di opzioni:
la mostra è infatti articolata in 10 sezioni (inizialmente erano 8),
affidate a grandi nomi del campo dell'arte e della psichiatria:
un percorso che permette al visitatore di scandagliare tutti gli aspetti dello stretto e
spesso inscindibile legame tra arte, genio e follia.
Di notevole interesse è la stessa sede della mostra: infatti il
complesso museale di Santa Maria della Scala, che si trova proprio di fronte allo stupendo
Duomo di Siena, è uno dei più antichi ospedali
del mondo e fu frequentato assiduamente dalla patrona d'Italia e d'Europa
Santa Caterina da Siena.
A questo si aggiungono le promozioni
di alcune strutture ricettive e l'iniziativa dei ristoranti senesi di offrire menù sul tema della follia.
Alla mostra artegeniofollia è anche associata una toccante
visita all'ex manicomio
San Nicolò (vedi oltre) e, fino al 22 febbraio, la mostra "La lente di Freud. Una galleria dell'inconscio".
Dal 4 maggio sarà invece possible ascoltare ed ammirare i progetti
multimediali realizzati dagli studenti dell'Università di Siena sul tema della mostra:
video, reportage, file musicali ed un originalissinmo radiodramma.
Il bookshop, che si trova accanto alla biglietteria, offre una ricca scelta di
testi che illustrano la vita e le opere degli artisti rappresentati nella mostra, ed è anche acquistabile un
video (10 €) dove Vittorio Sgarbi è la guida d'eccezione dell'esposizione.
Per visitare la mostra, è anche possibile noleggiare una pratica audioguida.
Il percorso e le opere
L'obiettivo della mostra è quello di esplorare la pazzia degli
artisti attraverso l'espressione di forme
e colori, entrare nella loro mente, decifrarne le fantasie, senza rinunciare alla fondamentale
prospettiva storica ed a tutti quei contributi che hanno studiato "arte, genio e follia"
da tutti i punti di vista, siano essi di natura artistica, scientifica o medica.
Come affermato da Vittorio Sgarbi nell'intervista rilasciata in occasione della presentazione della mostra,
"ci sono artisti sani che capiamo essere matti solo leggendo le loro opere e invece ci
sono creatori folli che riescono a mascherare le loro deviazioni sulla tela,
altri ancora che danno libero sfogo al loro tormento" (Corriere di Siena, 21.01.09).
Nel periodo di proroga, dal 25 maggio al 21 giugno, vi saranno alcune assenze
tra cui alcune opere di Kirchner e alcune opere della collezione Prinzhorn.
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La mostra si apre con il racconto della vita manicomiale dal medioevo fino al '900. Nel Medioevo i matti, veri o presunti,
venivano imbarcati su delle navi e poi abbandonati alla deriva nei pressi dell'immaginaria isola di Mattagonia
(a cui si riferisce il dipinto di Ortolani 'la Nave dei Pazzi'). Il '900 è rappresentato con gli
strumenti di costrinzione utilizzati dai medici e con i disegni realizzati dai reclusi a testimonianza della
loro creatività (prima sezione: La scena della follia).
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Subito dopo si percorre una galleria di busti fisionomici a grandezza naturale, di grande impatto
emotivo per le loro bizzarre ed esasperate mimiche facciali,
tipiche della schizofrenia: i volti di Messerschmidt.
Sono qui esposti sette delle sessanta 'teste di carattere' realizzate dall'artista per immortalare le smorfie
che si faceva allo specchio, ognuna associata ad un pizzicotto in una determinata parte del corpo, che si procurava
per tenere sotto controllo i demoni che lo perseguitavano (allucinazioni visive e uditive).
Non mancano le sculture inedite, come quelle di Patrizio Fracassi, artista senese suicida a 27 anni.
(seconda sezione: Nato sotto Saturno: Messerschdmit).
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Si arriva quindi ai grandi capolavori pittorici di Van Gogh,
Munch (l'autore dell' Urlo), Kirchner e Strindberg.
Questi artisti, per reagire alle proprie ossessioni, sono fuggiti dalla realtà
e si sono rifugiati in un mondo simbolico e visionario, che hanno raffigurato con immagini fantasiose.
Tra le opere esposte risaltano il celebre Hôpital Saint-Paul à Saint-Rémy-de-Provence,
dipinto da Vincent Van Gogh, che ritrae l'ospedale dove si ricoverò per sua volontà,
e La Testa di Erna realizzato da Ernst Ludwig Kirchner.
Di Edward Munch sono presenti diversi capolavori
dove ha rappresentato la sua funebre visione della vita, come the Urn / l'Urna, the Murder
(the Death of Marat) / l'Assassinio, Starry Night / Cielo Stellato, Funeral March, In the Land of the Cristal e
The Human Mountain (terza sezione: Genio e follia ai tempi di Nietzsche).
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Seguono le opere di Renato Guttuso (con il Trionfo della Morte),
Mario Mafai (tra cui L'Ermaphrodite e La verre), Otto Dix e George Grosz: questi artisti hanno descritto, tramite allegorie sulla follia della guerra,
la propria e l'umana tragedia attraverso un comune linguaggio pittorico.
Si può anche ammirare, all'ingresso della mostra, uno dei tre celebri arazzi di Guernica,
voluti da Pablo Picasso: proviene dal Musée d’Unterlinden Colmar in Francia, mentre un altro esemplare
è conservato in Giappone ed il terzo è stato regalato da Roosevelt alle Nazioni Unite
ed è tuttora esposto all'ingresso della sala del Consiglio di Sicurezza dell’ONU a New York.
Quest'opera descrive con straordinaria efficacia il bombardamento aereo compiuto dalla Luftwaffe nel 1937,
durante la guerra civile spagnola, ed è diventata simbolo di pace per l'immediatezza
con cui raffigura persone, animali ed edifici straziati dalla violenza.
(quarta sezione: La follia collettiva: la guerra nello sguardo degli artisti).
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Di grande interesse è la Collezione Prinzhorn, proveniente dalla città di Heidelberg in Germania:
è la più ricca collezione di
opere realizzate dagli internati,
e prende il nome dallo psicoterapeuta
ed esperto d'arte Hans Prinzhorn, che le ha raccolte agli inizi del '900
nei manicomi tedeschi, svizzeri ed austriaci
(quinta sezione: L'arte dei folli. Omaggio a Hans Prinzhorn).
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Non poteva mancare l'Art Brut, letteralmente "arte grezza"
: è un termine inventato nel 1945 dal pittore francese Jean Dubuffet per indicare le produzioni artistiche realizzate
da coloro che operano al di fuori delle norme estetiche convenzionali come autodidatti e prigionieri: si tratta quindi di
un'arte spontanea e senza pretese culturali, grezza ma non grossolana, che esprime liberamente le profondità dell'incoscio.
Le opere esposte provengono dalla Collezione de l'Art Brut di Losanna in Svizzera
(sesta sezione: Art Brut).
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Seguono 13 dipinti di Antonio Ligabue, estroso artista
dalla vita randagia e disordinata che ha passato diversi anni della sua vita in un ospedale psichiatrico.
Grazie alla creatività ha potuto esorcizzare i fantasmi della psiche, la fatica di vivere, il malessere esistenziale,
come cura alternativa alla medicina.
Ligabue realizzava due tipologie di quadri: le belve feroci
con una sgargiante gamma cromatica e gli autoritratti dominati dallo sguardo fisso e dal naso prominente,
che secondo l'autore racchiudeva la sua fortuna. Le belve, spesso rappresentate nel
momento della predazione, testimoniano la sua visione di un mondo crudele, mentre
gli autoritratti servivano a compensare la mancanza di autostima causata dal mancato affetto materno
(settima sezione: L'alchimia dell'arte: Antonio Ligabue).
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Arriviamo quindi ad alcuni pittori italiani
che si pongono tra la normalità e la follia, come Carlo Zinelli.
Ufficialmente, al pari di Ligabue, appartengono alla corrente dei "primitivi":
lo stile infatti, semplice e ingenuo, ricorda quello degli uomini primitivi o dei bambini. L'appellativo però non rende giustizia,
perchè questi artisti sono stati capaci di evocare lo stato primordiale della percezione. Di Zinelli è famosa la sua mania di dipingere da
entrambe le parti, rappresentando figure umane in modo ripetitivo, tipico della schizofrenia
(ottava sezione: Alcuni casi italiani tra Normalità e Follia).
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La nona sezione riguarda i rapporti tra arte, genio e follia
in Toscana: i manicomi di Firenze e della Lucchesia videro coinvolti artisti noti in ambito nazionale ed anche internazionale.
(nona sezione: Viaggio in Toscana).
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L'ultima sezione è dedicata agli artisti che hanno
cercato di proposito la follia come primaria espressione dell' inconscio, e la troviamo frammentata nella parte finale del percorso espositivo.
Ben presto incontriamo il surrealismo
con Max Ernst, André Masson e Victor Brauner,
che cercano di esprimersi in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione ed al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale,
liberando così le potenzialità immaginative dell'inconscio per raggiungere uno stato conoscitivo "oltre" la realtà,
in cui veglia e sogno sono entrambi presenti e si conciliano in modo armonico e profondo. Tra i surrealisti italiani,
risaltano quelle del piemontese Lorenzo Alessandri, recentemente scomparso, che disegnava mostri, diavoletti e scheletri:
la sua opera "Farfalla" è forse quella che può strappare il primo (e unico) sorriso in una mostra un pò inquietante.
Più in là, oltrepassate le opere di Ligabue e Zinetti, troviamo i disegni di Henri Michaux: sono stati
in gran parte realizzati sotto l'effetto della mescalina, un alcaloide sintetizzabile chimicamente ma anche contenuto nel peyote
(Lophophora williamsii), una pianta originaria del deserto del Messico ed usata dai nativi
come fonte di ispirazione artistica (è il caso degli indios Huichol) e sopratutto nei riti religiosi collettivi. Gli effetti allucinogeni
erano infatti attribuiti ad una origine divina e servivano per avvicinarsi agli dei (peyote significa 'carne degli dei').
L'effetto stupefacente dura almeno 10-12 ore e può consistere in visioni paradisiache oppure
in incubi terrificanti, a seconda delle circostanze in cui viene usato (il luogo, la situazione,
la compagnia, il proprio stato d'animo). Nella fase iniziale provoca alterazioni visive ed uditive,
accompagnate da un marcato intensificarsi della percezione dei colori e dell'acutezza visiva, soprattutto in relazione
a piccoli dettagli. Successivamente, con l'affievolirsi delle sensazioni di energia, porta ad uno stato contemplazione sia del mondo
circostante che di quello interiore, sviluppando una sorta di fusione con gli oggetti e con le forme di vita circostanti, fino a
provocare vere e proprie allucinazioni come fenomeni luminosi che si muovono tutt'attorno o la visione dello spirito di un animale.
Conclude la mostra il movimento che più di ogni altro ha adottato il tema della follia,
il Wiener Aktionismus (Azionismo Viennese): è
allestito in uno spazio appartato, in quanto la visione non è assolutamente adatta ai bambini
(le hostess comunque avvertono se vi state avvicinando con dei minori).
All'inizio la ricerca artistica ha cercato di indagare sugli “automatismi psichici” disegnando ad occhi chiusi,
poi si è spostata verso il linguaggio del corpo, in modo da liberarlo dalle spinte
violente ed omicide che accumula di giorno in giorno, con la realizzazione di opere che danno libero sfogo all'animalità
umana senza alcun freno o censura morale (decima sezione: La lucida follia dell'arte nel XX secolo).
Elenco completo delle opere:
Visita al villaggio manicomiale
Alla mostra è abbinata la visita dell'ex ospedale psichiatrico San Niccolò,
presso Porta Romana, dalle 10 alle 17.
Il percorso farà scoprire al visitatore il "villaggio a padiglioni diffusi"
dell'ex manicomio, oggi diventato una cittadella del sapere dell'Università.
Inizia dalla farmacia ospedaliera con i suoi arredi d'epoca, passa dalle botteghe dove i malati esercitavano mestieri manuali,
fino ad entrare nell'edificio centrale costruito alla fine dell'800. Dal retro del palazzo si raggiungono i padiglioni diffusi,
destinati alle più varie funzioni, tra cui il padiglione Conolly, utilizzato per l'isolamento dei pazzi agitati:
è l'unico esempio italiano di panopticon, una struttura di detenzione a forma ellittica.
Il percorso termina all'ex colonia agricola dell' Orto de' Pecci,
che dall'ex-manicomio arriva a pochi passi da Piazza del Campo: è un grande spazio verde all'interno delle
mura cittadine, fatto di boschetti e orti privati, che si può attraversare con una percorso
pedonale dal quale ammirare da un insolito punto di vista i monumenti senesi più caratteristici.
Genio e follia... a tavola
Il genio e la follia arriva anche sulla tavola:
per tutta la durata dell’esposizione sarà infatti possibile
gustare piatti curiosi e originali, ispirati al tema della follia.
E’ un’iniziativa promossa da Confesercenti e Confcommercio
che ha coinvolto i ristoranti senesi nel proprorre menù particolari basati su prodotti tipici del territorio,
ad un prezzo compreso tra 10 e 35 euro. Tra i piatti ci sono i pici ai sette peccati, la casareccia con salsiccia di
cinta senese, il medievale biancomangiare con coscio di pollo
in limone, la rinascimentale zuppa carabaccia, i rognoncini di vitello flambati al calvados
con gnocchi di castagne dell'Amiata e il coniglio ubriaco. Curiosi i tagliolini ai campi di grano con cipressi,
ispirati al capolavoro di Van Gogh “Campo di grano con cipressi”.
Tra i dolci la ricciolina, la torta della monaca con crema al vinsanto, la crema bruciata alla lavanda, un curioso budino
all'olio nuovo con maionese dolce e perle di tartufo nero, e l'immancabile panforte di Siena.
Una prima assoluta... ... più o meno
La mostra "Arte, Genio e Follia. Il giorno e la notte dell'artista"
viene presentata come il primo tentativo in Italia di indagare il rapporto tra produzione
artistica e disagio mentale, in un percorso che attraversa momenti fondamentali della storia dell'arte.
Alcuni critici hanno fatto notare che altri approcci sul tema ci sono già stati:
si parte addirittura dall'800 con Cesare Lombroso, l'inventore dell'antropologia criminale, e poi nel 1959 con Dino Buzzati
al teatro Nuovo di Verona. Importanti contributi sono stati dati dalla storica
dell'arte Bianca Tosatti, con le mostre La normalità dell'arte (Milano, 1993)
e Figure dell'anima (Genova, 1998), a cui ha fatto seguito
Outsider art in Italia. Arte irregolare nei luoghi della cura (Milano, 2003)
e poi Oltre la Ragione (Bergamo, 2006; Principato di Monaco, 2007).
Più recenti le mostre Ritrarre l'invisibile (Carpi, 2007) ed
Ai Margini dello Sguardo. L'Arte Irregolare nella Collezione Menozzi (Reggio Emilia, 2007).
Certamente è la prima volta che su questo tema viene tentato un approccio a tutto
tondo ed a scopo divulgativo.
La novità proposta da Vittorio Sgarbi è anche questa:
aver ideato una mostra rivolta a tutti ed aver scelto come sede una struttura espositiva
tra le più belle e grandi d'Italia, ma fino ad oggi utilizzata per lo più per mostre rivolte
sopratutto agli addetti ai lavori.
Hanno partecipato:
La mostra è nata da un'idea di Vittorio Sgarbi
in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta, ed è promossa dal Comune di Siena
e dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, con l'organizzazione di Vernice Progetti
Culturali e del Museo Santa Maria della Scala. Il catalogo è a cura della Fondazione
Antonio Mazzotta, che si è occupata del coordinamento scientifico generale della mostra.
Hanno preso parte al progetto espositivo alcuni tra i maggiori centri psichiatrici
italiani: il Museo del Manicomio di San Servolo di Venezia, il Centro di Documentazione
di Storia della Psichiatria "San Lazzaro" di Reggio Emilia, il Museo di
Antropologia Criminale 'Cesare Lombroso' di Torino
ed il Museo di Storia della Medicina dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".
Coinvolti anche il Museo di Anatomia Umana "Luigi Rolando" dell'Università degli Studi di Torino,
il Museo di Antropologia dell'Università di Padova e il Museo Anatomico "Leonetto Comparini"
dell'Università degli Studi di Siena, insieme ad altri centri europei,
come il Musée de l'Assistance Publique, la Biblioteca Universitaria e
il Musée d'Historie de la Medicine René Descartes di Parigi.
Le opere esposte alla mostra "arte, genio e follia" provengono
dai più importanti musei d'Europa, oltre che
da alcune collezioni private: dal Museo d'Orsay (tappa obbligata per chi visita
Parigi dopo il Louvre) al Musée National d'Art Moderne presso il Centro Pompidou,
anche questo a Parigi, dal Museo del Prado di Madrid (Spagna) al Kirchner Museum
di Davos (Svizzera), e poi il Musée de Beaux-Arts di Lille (Francia), la Sammlung
Prinzhorn di Heidelberg (Germania), il Kommunes Kunstsamlinger - Munch Museet di Oslo (Norvegia),
fino alla Collection de l'Art Brut di Losanna (Svizzera).
Consistente anche la partecipazione dei musei italiani, con la Galleria
Nazionale d'Arte Moderna di Roma, la Pinacoteca di Brera, la Biblioteca Nazionale
Braidense di Milano, la Galleria Internazione d'Arte Moderna Cà Pesaro di Venezia,
il Museo Marino Marini di Firenze ed il Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue di Parma.
Informazioni turistiche
- LUOGO:
Palazzo Squarcialupi
Complesso Museale
Santa Maria della Scala
(Piazza del Duomo)
- ORARIO:
Tutti i giorni, compreso festivi.
Ingresso ore 10.30 - 17.30 (visita fino alle 18.30)
- COSTO INGRESSO:
8 €: intero
6 €: ridotto
-under 18;
-over 65;
-possessori biglietto
o abbonamento FFS;
-possessori biglietto
Autolinee SENA entro 7 gg
dalla data di convalida
4 €: convenzioni
(COOP, ACI, TCI)
2 €: studenti
gratis:
-under 6,
-disabili,
-accompagnatori.
- COSTO AUDIOGUIDA
Noleggio 2 €
- PARCHEGGIO
I visitatori della mostra, ritirando l'apposito coupon alla biglietteria, possono usufruire di 3 ore di sosta (che altrimenti costerebbero 4,80 euro)
presso il parcheggio 'Santa Caterina': si trova a 3 Km dall'agriturismo, nella valletta di Fontebranda, ed una
scala mobile porta fin sotto Piazza del Duomo, dove si trova l'ingresso della mostra.
In alternativa, i parcheggi gratuiti attorno alla Fortezza Medicea.
- RECAPITI MUSEO
tel. 0577 / 224811 - 224830
fax. 0577 / 224829
infoscala@sms.comune.siena.it
www.santamariadellascala.com
www.artegeniofollia.it
Le informazioni fornite possono subire variazioni
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Arte, genio, follia: Vincent Van Gogh Hôpital Saint-Paul, 1889
Arte, genio, follia: Mario Ortolani La nave dei pazzi
Hieronymus Bosch (attribuito a) Il concerto nell'uovo, XVI sec.
Arte, genio, follia: Franz Xaver Messerschmidt i busti fisionomici
Arte, genio, follia: Vincent Van Gogh Portrait of a Young Peasant, 1889
Arte, genio, follia: Ernst Ludwig Kirchner Kopf Erna, 1917
Arte, genio, follia: Edvard Munch Starry Night, 1923-24
Arte, genio, follia: Edvard Munch The Urn, 1896
Arte, genio, follia: Otto Dix Menschen in Trummen
Arte, genio, follia: Pablo Picasso Arazzo di Guernica

Arte, genio, follia: Helga Goetze Arazzo cucito e ricamato, 1993-94

Arte, genio, follia: Antonio Ligabue Testa di Tigre, 1956

Arte, genio, follia: Antonio Ligabue Autoritratto con sciarpa rossa, 1956

Arte, genio, follia: Carlo Zinelli Ballerine nere su sfondo giallo, 1963

Arte, genio, follia: Victor Brauner Le ver luisant, 1933

Arte, genio, follia: Il Peyote. I suoi effetti allucinogeni erano fonte di ispirazione artistica
Siena, l'Orto dei Pecci e sullo sfondo a sx l'ex ospedale psichiatrico: alla mostra è abbinata la visita (panorama dalla Torre del Mangia)
Arte, genio, follia: il manifesto della mostra artegeniofollia con un autoritratto di Ligabue
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