FALSI D'AUTORE: Icilio Federico Ioni e la cultura del falso tra otto e novecento

               18 giugno - 3 ottobre 2004 (prorogata al 9 Gennaio 2005)

Falsi d'autore

    A Siena la mostra delle imitazioni d'autore dei grandi artisti della pittura e della scultura italiana.
    Si tratta di contraffazioni di opere d'arte effettuate tra la fine dell' '800 e gli inizi del '900, così belle da ingannare esperti critici d'arte da spuntare sul mercato antiquario i prezzi degli originali di Botticelli, Donatello, Giovanni Pisano, Duccio di Buoninsegna, Lorenzetti, Sano di Pietro, Matteo di Giovann e molti altri.
    Non si tratta quindi di semplici imitazioni, ma di vere e proprie opere d'arte, realizzate con le tecniche di una volta, che alla luce dei più recenti studi si configurano come un aspetto rilevante della storia dell'arte contemporanea.
    Ad andare a ruba furono soprattutto le opere dei falsari senesi, vendute soprattutto agli americani: gli autori più famosi sono Icilio Federico Ioni e Umberto Giunti, la cui attività ebbe risultati qualitativi e commerciali assai rilevanti.
    Nella mostra è anche inserita una scelta di disegni, materiali di studio e strumenti di lavoro appartenuti ai vari artisti falsari. Sono esposti circa settanta punzoni utilizzati da Joni per ornare le superfici dei suoi fondi oro, e frammenti di tavole dipinte ma rovinatesi durante le operazioni di invecchiamento artificiale.

La cultura del falso

    Per capire la complessa fenomenologia del falso d'arte tra Otto e Novecento si deve tener conto della profondità delle radici culturali d'una vicenda di notevoli proporzioni quantitative e qualitative.
    Almeno nel caso senese, gli artisti dediti a tale attività non furono solo un piccolo manipolo di truffatori alla ricerca di facili guadagni raggirando facoltosi e spesso ingenui appassionati d'arte d'oltralpe e d'oltreoceano.
    Per realizzare "quadri antichi" bisogna infatti riappropriarsi delle tecniche degli antichi maestri, e questo è da collegare al contesto culturale di quel periodo, dove si è assitito alla ripresa di una rassicurante tradizione ed al recupero dell'identità storica, da contrapporre allo standardizzante squallore dei tempi moderni, come era avvenuto in Inghilterra con l'Arts & Crafts Movement.
    Il fenomeno della falsificazione d'arte antica si innestò anche sulla riscoperta dei pittori primitivi senesi del Tre- Quattrocento e sul conseguente sviluppo di un cospicuo mercato antiquario internazionale, che vide Firenze, diventare una delle capitali mondiali di questo mercato.
    Non a caso fu proprio Siena a diventare il principale centro italiano dedito alla produzione di dipinti, sculture e oggetti d'arte antica. L'attività degli artisti senesi va letta anche considerando il contemporaneo ripristino urbanistico della città gotica e rinascimentale, concepito nel corso dell'Ottocento da singolari architetti puristi quali Giulio Rossi e Giuseppe Partini, seguaci locali delle teorie di Viollet-le-Duc.

Siena caposcuola del falso

    Le falsificazioni d'arte antica, realizzate in gran numero, furono talvolta coaì pregievoli che oggi sono considerate vere e proprie opere d'arte.
    Le imitazioni più belle e spudorate sono quelle della bottega di Icilio Federico Ioni (Siena, 1866-1946), caposcuola dei falsari senesi. Ciò che distingueva Joni dai falsari comuni, e rende ancora oggi i suoi falsi così difficili da smascherare, era la straordinaria abilità di manipolatore di materiali. Ispirato dallo stile di uno o più pittori antichi, riusciva a invecchiare ad arte pigmenti, ori e stucchi, un lavoro che richiedeva anche molti anni di fatica.
    Chi era questo artista artigiano capace di creare Madonne rinascimentali in pieno Novecento, ingannando anche i periti delle case d'asta, e che morì ricco e stimato? Abbandonato alla ruota dei gettatelli di Santa Maria alla Scala, proprio dove oggi si svolge la mostra, Joni iniziò la sua carriera nella bottega di un doratore. Qui, tra cornici antiche e fondi oro da restaurare, scoprì il suo talento d'artista.
    Nella mostra sono esposte le sue contraffazioni dall'antico in ordine cronologico: dalle imitazioni fantasiose delle antiche Biccherne del Comune di Siena, ai trittici realizzati tra gli anni Novanta del XIX secolo e i primi anni del Novecento. Una nuova fase evolutiva della produzione artistica di Joni si registra verso il 1910-1915, quando realizzò la Madonna con il Bambino, santa Maria Maddalena e San Sebastiano nello stile di Neroccio di Bartolomeo Landi.
    Seguirono altre opere verso il 1920-1930 nello stile dei maggiori pittori senesi del Trecento e del Quattrocento, e non solo: da Duccio di Buoninsegna a Pietro Lorenzetti, da Sano di Pietro a Francesco di Giorgio Martini, fino a Beato Angelico e a un pittore prossimo a Giovanni Bellini.
    Joni si dimostra, negli anni della sua maturità, capace di muoversi con disinvoltura su registri stilistici diversi, con un'attenzione filologica sorprendente e degna dei migliori storici dell'arte suoi contemporanea.
    Nella vecchiaia ebbe addirittura l'impudenza di raccogliere e pubblicare la propria autobiografia: "Le memorie di un pittore di quadri antichi" (1932). Fu subuto tradotto in inglese, "Affairs of a painter" (1936), e naturalmente contribuì ad accrescere i sospetti che dietro ad ogni tavola a fondo oro proveniente da Siena, circolante in quegli anni sul mercato antiquario, si nascondesse in realtà il lavoro dell'ormai celebre falsario. E' stato anche ripubblicato il suo libro-confessione "Le memorie di un pittore di quadri antichi": la versione inglese contiene anche le parti che nell'edizione del 1936 furono "purgate" su pressione degli antiquari anglosassoni.

Gli inganni del secolo

    Nel 1936 realizzò la copia del Polittico di Agnano, opera trecentesca di Cecco di Pietro custodita nella chiesa di S. Jacopo apostolo ad Agnano, presso Pisa), che sostituì ad insaputa delle autorità competenti, l'originale recuperato tra le macerie di un bombardamento di guerra: fu creduto l'originale ed erroneamente pubblicato come tale da illustri studiosi.
    Nel 1930 il visconte Lee di Fareham, celebre collezionista britannico fondatore delle Gallerie Courtauld di Londra, acquistò per venticinquemila dollari l'incantevole Madonna del velo di Botticelli da un giovane mercante d'arte italiano di nome Luigi Albrighi. Lee verificò l'autenticità del quadro con un gruppo di esperti, ma si dovette arrivare agli anni Cinquanta, con i progressi delle tecniche radiografiche, per concludere che si trattava di un falso. E non di un falso qualsiasi, ma del capolavoro di Umberto Giunti (1886-1970), alievo di Icilio Federico Ioni, identificato da Federico Zeri come "Falsario in calcinaccio", uno dei più abili contraffattori di inizio Novecento, che per il viso della Madonna si era ispirato alla sua bellissima nipotina dai tratti - effettivamente - botticelliani.
    Un genio capace ancora, poco più di dieci anni fa, di far sborsare duecento milioni di lire a un collezionista americano, Philip Lehman, ad un'asta di Semenzato per una Madonna con bambino e due angeli che portava la firma di Neroccio di Bartolomeo Landi.
    La vicenda di Joni e dei suoi compagni si collega, in particolare, a quella del giovane Berenson che, pur perfezionatosi sugli insegnamenti di Giovanni Morelli - l'inventore del metodo attributivo - dotato di un occhio ritenuto infallibile, incapperà alla fine dell'Ottocento nell'acquisto di alcuni "falsi" di Joni, creduti opere originali.

La tradizione continua

    Siena è tuttora una scuola all'avanguardia in questo campo. In una bottega a due passi dalla Cattedrale, un artista riproduce ancora oggi i più grandi capolavori degli immortali maestri della pittura antica. Il suo curriculum è di tutto rispetto: ha lavorato per trent'anni come restauratore per la Sovrintendenza ai Beni ed ha realizzato diverse sculture come le fontanine dialcune contrade della città.
    Altri artisti, che potete incontrare alle fiere e mercati dei paesi della zona, vendono per poche decine di euro riproduzioni delle Biccherne di Siena con tanto di invecchiamento, secondo procedure che cercano di affinare sempre meglio per avvicinarsi all'aspetto di quelle conservate nel Museo delle Tavolette di Biccherna, o di dipinti della Pinacoteca Nazionale.

Informazioni turistiche

LUOGO
    Complesso Museale di Santa Maria della Scala (Piazza del Duomo, di fronte alla Cattedrale)

ORARI
    tutti i giorni, compreso festivi, ore 11.00 - 19.30

COSTO BIGLIETTO
    Intero € 10,00
    Ridotto € 3,00 - 5,50

SEGRETERIA MUSEO
    tel. +39 0577/224811 224835 224830
    fax. +39 0577/224829
    infoscala@sms.comune.siena.it
    www.falsidautore.siena.it

ENTI PROMOTORI
    - Istituzione Santa Maria della Scala,
    - con la collaborazione di: Museo Italiano del Fumetto (Lucca),
    - con patrocinio di: Amministrazione Provinciale di Siena

© Copyright 2004 Fabio Gori