Miniera di Lilliano (lignite), [uranio]
Nelle colline argillose che circondano Siena furono coltivate, a partire dalla fine dell' 800 e soprattutto
dai primi del '900, diverse decine di miniere di lignite, per lo più di piccole dimensioni.
E' di tipo torboso-foliacea e torboso-legnosa (lignite xiloide), ma per decenni è stata una risorsa
energetica importante dato che l'Italia era priva di giacimenti di carbone e petrolio.
La miniera più importante fu quella di Lilliano (lungo la strada tra Monteriggioni e Castellina in
Chianti), che negli anni migliori fornì il 2% della produzione italiana. Il giacimento, formato in ambienti lacustri del Messiniano (Miocene superiore),
consiste in quattro banchi di lignite alternati ad argille.
La lignite fu raggiunta con diversi livelli di gallerie e portata con una teleferica alla stazione di
Castellina Scalo dove c'era uno stabilimento di distillazione e carbonizzazione oggi scomparso, ma era per lo più utilizzata nella zona
dopo una breve asciugatura dato che conteneva molta acqua e, se spedita, i grossi pezzi arrivavano frantumati con conseguente deprezzamento.
La concorrenza del carbone e del gasolio portò alla chiusura delle ultime "bocche" nel 1963,
lasciando in questo bacino lignitifero, lungo 10 km e largo 1 km, sei milioni di tonnellate di combustibile, ed in un altro importante bacino,
quello nei dintorni di Pianella, quattro milioni di tonnellate. Queste stime risalgono agli anni '70, quando il
Comitato Nazionale Energia Nucleare fece delle ricerche: infatti i giacimenti di lignite possono contenere uranio grazie alla capacità
della sostanza organica di assorbirlo dalle soluzioni circolanti che l'attraversano, ma furono trovate solo basse concentrazioni,
per un totale stimato di 117 t di U3O8 a Lilliano e 33 t a Pianella.
Sono giunti fino a noi buona parte degli edifici minerari, riutilizzati come rimessa per gli attrezzi agricoli o recuperati a fini
abitativi. Curiosa la cappella dedicata a Santa Barbara, oggi all'interno di un'area residenziale completamente recintata, dove la porta di
ingresso ha delle piccozze come maniglie: è la protettrice dei minatori, venerata in una grande festa che solo i più anziani ricordano.
Nei terreni circostanti è ancora possibile trovare frammenti di legno silicizzato (pietrificato) e di lignite xiloide.
Percorrenza in auto: 26 Km, 26 minuti.