Cava di Poggibonsi (argilla)
L'argilla è una risorsa diffusa nel senese, da secoli utilizzata per realizzare i laterizi
che caratterizzano l'architettura senese
e le terrecotte come orci e conche, anticamente plasmate a mano e cotte in piccole fornaci di pietra a servizio delle fattorie
ed oggi orgoglio dell'artigianato locale.
Nella cava di argilla abbandonata che sovrasta l'uscita Poggibonsi Sud del raccordo autostradale Siena-Firenze, venivano alla luce stupende rose di gesso (aggregati di cristalli lenticolari), anche di grandi dimensioni (cm. 20-25), simili alle rose del deserto, ma di colore grigiastro per le inclusioni di argilla e con "petali" di minore spessore.
Più frequente nella zona è il gesso "coda di rondine" (detto anche "ferro di lancia"), mentre nei terreni argillosi a sud di Siena è presente anche gesso "a ventaglio" e gesso in cristalli trasparenti di oltre 10 centimetri di lunghezza ("selenite").
Le forme che assume il gesso dipendono da molti fattori quali la quantità di solfato di calcio presente, la presenza di impurità (acido organici, carbonato di calcio, ecc), la temperatura dell'acqua circolante e la granulometria del sedimento in cui cresce: l'area di Siena è infatti il fondo dell'antico mare Pliocenico, dove si sono sedimentate argille e sabbie.
Un ritrovamento eccezionale avenuto negli anni '80, in una zona molto ristretta prima della sua messa a coltura, è il gesso detto "specchio d'asino", "a disco radiato" o "a coccarda", di cui si ha notizia fin dal 1700 tanto che veniva calcinato in forni domestici per ricavarne artigianalmente gesso per piccoli lavori di edilizia: consiste in due dischi di gesso appaiati, di diametro fino a un metro, generatosi tardivamente nel terreno per effetto della percolazione e della risalita capillare delle acque saline.
Ex cava di Poggibonsi, percorrenza in auto: 30 Km, 23 minuti.
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