LE FONTI MEDIEVALI
     e gli itinerari dell'acqua




Il leggendario fiume sotterraneo

Un bottino, canale medievale per l'approvvigionamento idrico
ancora funzionante nel sottosuolo di Siena.
Foto a cura dell'Associazione diana, tratta dal sito http://www.comune.siena.it/diana/index.html

    Diana è il leggendario fiume sotterraneo che i senesi hanno sempre cercato. Questo deriva dall'importanza che l'acqua ha sempre avuto per questa città sorta su tre colline, in una posizione certamente salubre e difendibile dagli attacchi nemici, ma che rendeva difficile l'approvigionamento idrico: infatti i corsi d'acqua sono lontani (Merse, Elsa, Ombrone), oppure hanno una portata d'acqua molto scarsa per gran parte dell'anno (Arbia, Tressa, Staggia).
   Non a caso molte città (Firenze, Pisa, Roma, Torino,Parigi, Londra, ecc.) sono sorte sulle rive di un grande fiume: questo serviva ad assicurare l'acqua per tutti gli scopi: non solo per bere ed abbeverare gli animali, ma anche per macinare il grano, per lavorare il cuoio e le pelli, per la gualcatura della lana, ed anche per spegnere gli incendi che, nell'antichità, erano molto frequenti.
   Da qui la necessità per i Senesi di costrure dei bottini, cioé degli gli acquedotti sotterranei, scavati nelle sabbie di antichi sedimenti marini (qui chiamato impropriamente tufo), quasi tutti percorribili a piedi, che raccolgono le infiltrazioni delle acque piovane delle colline circostanti, e la portano per gravità alle decine di fontane pubbliche sparse per la città, a volte sfruttando delle preesistenti fonti etrusche o romane.



Le fonti medievali

   La loro costruzione iniziò nei secoli XI e XII, per rispondere alle crescenti esigenze di una popolazione in espanzione. Infatti molte fonti erano situate fuori dalle mura cittadine, ma con la costruzione della terza cerchia muraria sono state quasi tutte incluse nella città. Furono anche coperte con delle volte e fortificate, fino a renderle dei veri e propri avamposti, cioè gli antiporti della città (bicocche).
   Le fonti medievali senesi si distinsero da quelle greche o romane perché‚ queste ultime, essendo utilizzate esclusivamente per scopi alimentari, erano costituite da vari zampilli e abbellite da decorazioni spesso zoomorfe. I bacini di medievali si caratterizzavano invece per la loro funzionalità: in genere vennero costruite tre vasche di raccolta, collocate a diversa altezza.
   Quella più alta, che riceveva l' acqua nova, era utilizzata per scopi potabili. La seconda, che si alimentava dal trabocco della prima, serviva per abbeverare gli animali. Nella terza si potevano lavare i panni. Il trabocco finale veniva utilizzato per scopi artigianali (ad esempio per lubrificare le mole degli arrotini) o per irrigare i campi.



Alla scoperta dei bottini

Un bottino, canale medievale per l'approvvigionamento idrico
ancora funzionante nel sottosuolo di Siena.
Foto a cura dell'Associazione diana, tratta dal sito http://www.comune.siena.it/diana/index.html

   Il termine buctinus è citato per la prima volta nei documenti storici nel 1226, e si riferisce al fatto che la volta di queste gallerie sotterranee era a "botte" (solo il bottino di Fontanella, di probabili origini etrusche, ha la volta "a capanna"). Il bottino più antico, quello di Fontebranda, fu scavato iniziando dalla fonte e risalendo con una lieve pendenza, tenendosi sempre tra i due strati geologici che formano le colline senesi: uno superiore di sabbia, porosa e permeabile, che filtra l'acqua piovana e l'altro, sottostante, di argilla azzurra, compatta ed impermeabile, che la trattiene.
   L'acqua scorreva sul fondo della galleria in un canaletto (gorello), fatto di docci di terracotta. Le gallerie erano rivestite di mattoni, per evitare il crollo delle sabbie inumidite; il riverstimento è spesso assente sotto la città, in quanto le costruzioni e le strade lastricate evitano le infiltrazioni di acqua. Proprio per evitare crolli causati dall'incuria, il Comune emanò una serie di leggi molto severe che vietavano la la coltivazione dei terreni sovrastanti al bottino, per evitare che le radici delle piante lo rovinassero.



La situazione attuale

Le incrostazioni di calcare in un bottino nel sottosuolo di Siena.
Foto a cura dell'Associazione Diana, tratta dal sito http://www.comune.siena.it/diana/index.html

   Oggi i bottini sono perfettamente funzionanti nella loro parte terminale, cioè in prossimità della città: l'acqua arriva alle fonti in abbondanza, e molta non viene utilizzata. Per questo il Comune ha consentito il mantenimento di alcune utenze lungo il percorso, come il Campo Scuola, il centro elettronico del Monte dei Paschi, il laboratori Nannini e lo stadio comunale.
   Invece, nei tratti più lontani dalle fonti, a 4-5 Km a nord della città, sono a rischio di interramento, a causa della penetrazione di radici, delle frane, dell'accumulo di calcare e di fango nel gorello, dei detriti gettati nei cosiddetti occhi (cioé i pozzi verticali di areazione), così che alcuni tratti sono già impraticabili. Da qualche anno, però, l'Associazione Diana offre collaborazione attiva per la valorizzazione ed il recupero di questo patrimonio.



Fonte Gaia

   E' la regina delle fonti senesi, sia per la sua collocazione in Piazza del Campo, sia per il valore artistico: la scolpì Jacopo della Quercia tra il 1409 e il 1419, ed è considerata una delle maggiori espressioni della scultura italiana del Quattrocento.
E' anche la fonte che si trova alla quota più elevata: l'acqua non utilizzata raggiunge, tramite bottini più o meno praticabili, altre fonti collocate a quote inferiori: Casato, Pispini, Pantaneto e S. Maurizio.    La fonte che oggi si ammira in Piazza del Campo è però la copia di Tito Sarrocchi, che nel 1844 sostituì l'originale, i cui resti si trovano nella vicina loggia del Palazzo Comunale.



Fontebranda

   Citata da Dante nel XXX canto dell'Inferno, Fontebranda è la più famosa, la più antica e la più imponente tra le fonti senesi. Le prime notizie storiche risalgono al 1081, ma quella che è giunta fino a noi sembra sia stata costruita alla fine del XII secolo in sostituzione della precedente. È la fonte che ha visto nascere e crescere Santa Caterina da Siena, e per questo è ricordata come la Santa di Fontebranda.



Fonte del Casato

   E' poco significativa dal punto di vista artistico, ma è la più caratteristica di Siena perché è stata costruita in una zona centrale della città, nascosta tra case e palazzi, alla fine di una lunga scalinata. Costruita nel 1352 dagli abitanti del quartiere, rimase quasi sconosciuta, tanto che durante l'assedio del 1555 un osservatore dei fiorentini non la inserì nell'elenco delle fonti senesi.



Fonte d'Ovile

   Fu costruita intorno al 1260 per sostituire una vicina fonte preesistente. Iniziò a perdere importanza già alla fine del secolo con la costruzione della Fonte Nuova. Le sue buone condizioni di manutenzione sono dovute esclusivamente all'abilità di chi la costruì.



Fonte Nuova d' Ovile

   Questa fonte in stile gotico, costruita tra il 1296 e il 1303, colpisce per l'eleganza e la robustezza dei suoi archi a sesto acuto, in evidente contrasto con la parte superiore ormai da tempo diroccata. Fu costruita per portare l'acqua nel quartiere di Vallerozzi.



Fonte delle Monache di San Paolo

   Il nome deriva da uno dal Monastero delle monache agostiniane di San Paolo, che si trova in via delle Sperandie. Questa fonte è pressoché sconosciuta, essendo nascosta nella scarpata sottostante la via. Si trova a dodici metri di profondità sotto l'ex-convento, e prende luce solo da una piccola finestra posta alla sommità della volta. E' molto imponente, con un'unica grande camera di sette metri di lunghezza e cinque di larghezza, ed un'altezza di sette metri e mezzo.



Fonte dell'Orto Botanico

   Detta anche Fonte al Pino, è una bella fonte accessibile passando da via Mattioli e percorrendo i vialetti dell'Orto Botanico. Difficile stabilirne l'epoca della costruzione (come del resto accade per tutte le fonti minori) anche se potrebbe servire l'identificazione dello stemma con banda accompagnata da due gigli, che le incrostazioni di calcare hanno reso quasi illeggibile. Certamente è presente in una carta della fine del secolo XVI.



Fonte delle Cannelle

   Conosciuta anche come "Le Stagioni", si trova in aperta campagna, nei pressi di Costafabbri, sul costone che fiancheggia la strada per Costalpino, 3 Km oltre l'Agritureismo La Torretta. E' in ottimo stato di conservazione e composta da due ambienti, in uno dei quali si trova la vasca da cui parte un bottino che dovrebbe arrivare fino a Fontebranda.



Fonte di San Maurizio


   Detta anche Fonte di Samoreci o Fonte del Ponte, si trova lungo il percorso della Via Francigena, in prossimità del Ponte di Romana, fuori dalla vecchia Porta di S. Maurizio. Era alimentata da un trabocco di Fonte Gaia e quindi è posteriore ad essa, edificata nel 1343. E' stata recentemente restaurata, anche se l'aspetto attuale non è quello originario.



Fonte di Porta Giustizia


   Appena entrati nella vallata di Porta Giustizia, sulla destra guardando verso Piazza del Mercato, si può trovare questa bella fonte all'interno di un piccolo capanno in muratura.



Fonte di San Carlo

   Alla Colonna di San Marco, vicino all'uscita Siena Ovest della supestrada, lungo la via San Carlo si può ammirare questa fonte maestosa e ricca d'acqua. E' praticamente sconosciuta e ha anch'essa il suo bottino, che si inoltra nella vallata verso la Porta San Marco.


Le escursioni dall'AGRITURISMO LA TORRETTA

   Azienda agricola biologica       A 3 Km da Siena

Strada S.Apollinare, 6     53100 Siena     tel. 0577 39.21.66      fax. 0577 39.41.84      la.torretta@libero.it


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