Siena, cimitero monumentale della misericordia

CIMITERO MONUMENTALE DI SIENA

Il cimitero della Misericordia

    Il Camposanto monumentale di Siena è un vero e proprio museo dell'arte figurativa senese tra Ottocento e Novecento, con bellissime opere dal purismo al liberty, dal classicismo al romanticismo, con punte di verismo e dello stile floreale e simbolico.
    La parte più interessante è quella più antica: un grande quadrilatero con al centro un obelisco, sul quale si aprono le cappelle gentilizie con all'interno sculture ed affreschi, che si lasciano ammirare anche attraverso le vetrate.

Gli antichi carri

Proprio all'ingresso, fanno bella mostra due antiche carrozze a trazione animale usate per il trasporto dei malati e dei defunti, usate fino ai primi anni del 1900.

Le cappelle del cortile centrale

    Una volta entrati nel Cimitero, seguite il percorso a sinistra, passando accanto alla grande statua del Cristo Risorto di Vico Consorti, e poi ad un cortiletto con il monumento ai caduti della prima guerra mondiale di Guido Bianconi.
    Ben presto si arriva all'ingresso del corpo più antico del cimitero, un quadrilatero con al centro un obelisco lungo il quale si aprono le cappelle gentilizie per le quali proponiamo un percorso antiorario: quindi, appena entrati nel quadrilatero, girate a destra.

    Terza cappella (famiglia Raimondi): questa cappella, ufficialmente la numero 6, presenta un imponente gruppo marmoreo dedicato a Gemma Raimondi, morta mentre era incinta di alcuni mesi, opera dello scultore Guido Bianconi (1902), uno dei primi scultori senesi ad abbracciare il simbolismo floreale proprio del Liberty.
    La figura ritrae la madre seduta sul sepolcro a simboleggiare la soglia tra il mondo reale e quello ultraterreno, il bambino fra le pieghe del manto e un mazzo di rose sul grembo, mentre sulla parete di fondo una schiera di angeli commenta l'evento con i versi del Pascoli: Anima col tuo bocciuolo/La morte non è un'aurora?/Non c'è una cuna per l'amor tuo?/La tomba non è una cuna?.

    Sesta cappella (famiglia De Metz). Qui si trova l' Angelo della Resurrezione, ultima opera dello scultore senese Tito Sarrocchi (1894), autore tra l'altro della copia della Fonte Gaia di Jacopo della Quercia. Il gesso preparatorio della scultura si trova nella gipsoteca del Complesso Museale di Santa Maria della Scala.

    Nona cappella (famiglia Bandini-Piccolomini). Presenta la Riconoscenza di Tito Sarrocchi, molto delicata e realistica, e l'affresco con le Marie al sepolcro di Alessandro Franchi.

    Tredicesima cappella (famiglia Venturi-Gallerani). Il Genio della morte è la prima opera di Tito Sarrocchi (1860), con quella fiaccola spenta e capovolta per rappresentare la fine della vita terrena, e la corona di cipresso, pianta sempreverde che con la sua forma slanciata siboleggia il legame con l'aldilà, che nell'insieme compongono un'opera ineccepibile dal punto di vista formale, che si richiama ai modelli classici.

    Quattordicesima cappella (famiglia Chigi-Saracini). Presenta l'Angelo Musicante di Vico Consorti, inserita in una cappella stupenda e diversa dalle altre, in quanto delicatamente decorata con pavoni e tralci di vite con grappoli d'uva.
    Non è una sopresa, in quanto questa aristocratica famiglia senese era dedita alla musica ed ha lasciato alla città una ricca collezione di opere d'arte, visitabile nel loro Palazzo Chigi-Saracini, nel centro storico di Siena.

    Ventunesima cappella (famiglia Ponticelli-Pallini). Presenta la figura giacente di una defunta, opera di Tito Sarrocchi. Purtroppo, guardando dall'inferriata dell'ingresso, non la si vede bene, in quanto rivolta dall'altra parte.

    Ventiduesima cappella (famiglia Tadini-Buoninsegni). Un monumento marmoreo raffigura la Fede, la Speranza e la Carità di Tito Sarrocchi (1868), un soggetto ricorrente nella Pinacoteca Nazionale di Siena.

    Venticinquesima cappella (famiglia Bichi-Ruspoli-Forteguerri). La stupenda Pietà di Giovanni Duprè (1866), è l'opera più nota dello scultore senese, premiata con il primo premio e medaglia d'oro all'esposizione internazionale di Parigi del 1827. Sembra che la Madonna stia davvero per lacrimare: "che dolore santo in quella tua Madonna che (..) aprendo su lui le materne braccia e sul capo chinandogli il 'l volto, pare che dagli occhi e dalla bocca spiri l'anima com'in atto di volergli ridare vita." (A. Conti, 1865)

    Ventiseiesima cappella (famiglia Nardi). Presenta un altorilievo in stile liberty di Guido Bianconi (1908), raffigurante l'Eternità che ricongiunge le anime divise dalla morte.

Le cappelle dei loggiati

    Dirigetevi ora verso il lato aperto del quadrilatero, dove iniziano i due bracci con loggiati sui quali si aprono altre cappelle. Partendo dal braccio alla vostra sinistra:

    Prima cappella (famiglia Placidi). Presenta una gigantesca statua di Ezechiele che resuscita i morti di Tito Sarrocchi (1879).

    All'esterno, dopo la prima cappella, si trova la Tomba di Clementina Cresti in Partini, con il busto realizzato da Tito Sarrocchi, caratterizzata da una compostezza impressionante.

    All'esterno, dopo la seconda cappella, si trova la Tomba di Luciano Banchi con un Cristo in pietà affrescato da Alessandro Franchi (1878).

    Quinta cappella (famiglia D'Elci-Pannocchieschi): Tobia che seppellisce i morti è un capolavoro marmoreo di Tito Sarrocchi (1873), primo premio all'esposizione internazionale di Vienna del 1873. Il volto del defunto ricorda quello di Abele, la prima scultura realizzata da Giovanni Duprè, il cui gesso è visibile nella gipsoteca dello scultore presso il Museo della contrada dell'Onda: è infatti difficile distinguere le opere opere del Sarrocchi da quelle del Dupré.

    Sesta cappella (famiglia Raffo), realizzata nel 1883 su disegno di Giuseppe Partini, con la sua forma ottagonale con chiare influenze brunelleschiane. Presenta affreschi dei pittori Giorgio Bandini, Gaetano Marinelli e Alessandro Franchi (1884-1886). Il primo ha eseguito il cielo stellato, gli evangelisti e le raffinate decorazioni dei pilastri con gigli, tralci di vite e siboli della passione. Gli altri due hanno decorato le pareti, con storie della passione e delle resurrezione di Cristo, con la rappresentazione di molte varianti stilistiche che il Franchi adottava anche all'interno di uno stesso ciclo pittorico.

    Nel braccio opposto:
    All'inizio, sulla parete a sinistra, la Giovinezza recisa di Guido Bianconi (1903), raffigurante un angelo intento a consolare una fanciulla, in stile liberty.

    Sesta cappella (suore dei poveri di Santa Caterina). Affreschi di Luisa Franchi Mussini, qui sepolta insieme al marito Alessandro Franchi.

    Ottava cappella (famiglia Papi-Mattii). Bassorilievi di Ezio Trapassi (1897), uno dei maggiori esponenti del purismo senese, che in questa opera testimonia l'avvicinamento all'arte simbolista avvenuto dopo il soggiorno a Firenze.
    Nel cimitero ha realizzato altre opere, delle quali si riportano le collocazioni, lasciando a voi il divertimento di trovarle in una composta caccia al tesoro:
    - Tomba della sua mecenate Merope Ponticelli, impegnativa opera giovanile (1892) dove è più evidente l'arte purista.
    - Le guarigioni sulla montagna, opera in bronzo del 1915 per la Tomba Cellesi. Si trova nella sezione San Buonaventura;
    - Tomba di Letizia Morandi, opera in marmo realizzata dopo il 1918. Si trova nella sezione San Primo Martire;
    - Tomba di Rino Daus, opera in bronzo realizzata tra il 1921 e il 1929. Si trova nella sezione San Cristoforo;
    - Tomba di Remo Ciocchetti, opera in bronzo realizzata nel 1925. Si trova nella sezione Santa Lucia;
    - Autoritratto (1954 circa) e Cristo morente (1957), bronzo per la Tomba di Ezio Trapassi. Si trova nella sezione San Giordano.

Sculture open air

    Nel cimitero monumentale di Siena non può mancare un richiamo alle diciassette contrade, cuori pulsanti della vita cittadina.
    E' il monumento A perenne memoria dei Contradaioli defunti, di Plinio Tammaro (Napoli, 1928 - Siena, 2008), collocato in una posizione un pò defilata lungo il perimentro del camposanto.

    Altre opere si trovano nella parte nuova: La grande statua del Cristo Risorto di Vico Consorti, collocata nel cortile dell'ingresso principale.
    Il monumento ad ara dedicato ai caduti della prima guerra mondiale realizzato nel 1920 da Guido Bianconi, allegoria del sacrificio del soldato per la Patria, inserita nel catalogo del Ministero dei Beni Culturali ed oggi collocato in un cortiletto vicino all'ingresso del quadrilatero.

Informazioni

LUOGO
     Cimitero della Misericordia
     Strada dei Tufi PARCHERGGIO
     Gratuito di fronte all'ingresso principale (stesso orario del Cimitero)
     A pagamento il parcheggio che si incontra per primo, dall'altro lato rispetto all'ingresso principale.

ORARIO
    Invernale 8:30-12:00 e 14:00-17:00
    Estivo 8:30-12:30 e 15:30-19:00
    L'apertura è limitata al mattino nei giorni: 1 e 6 gennaio, domenica di Pasqua, 25 Aprile, 1 Maggio, 2 Luglio, 15 e 16 Agosto, 25 e 31 Dicembre.

Gli orari possono aver subito variazioni.

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