CERTALDO

Escursione a Certaldo

    In 45 minuti auto dall'Agriturismo la Torretta, quasi tutto di superstrada 4 corsie, si arriva a Certaldo, tappa della via Francigena.
    Lasciato nel fondovalle la città moderna, saliamo sulla collina di Cetaldo Alto, detta il Castello.
    Ci si può arrivare in tre modi:
    1) a piedi, percorrendo una ripida e suggestiva strada medievale;
    2) con la funicolare di Certaldo;
    3) in auto, compiendo un lungo giro fino ad arrivare sul retro del borgo.
    Da visitare il Palazzo Pretorio, la casa di Giovanni Boccaccio, la chiesa di SS Jacopo e Filippo con la tomba di Boccaccio, il Museo di Arte Sacra ed il Museo del Chiodo, che raccoglie chiodi ed utensili di tutte le epoche, il tutto tra i caratteristici e suggestivi vicoli della cittadina medievale.

Visita di Certaldo Alto

    Certaldo Alto è un vero gioiello urbanistico: ha conservato la struttura della cittadina medievale, con i suoi vicoli, le torri, le mura, le porte di ingresso, con quei mattoni in cotto che conferiscono il caratteristico colore rossastro.
    Il colle fu abitato già da etruschi e romani: infatti il nome deriva dal latino cerrus altus o dal germanico cerrus aldo, che significa altura ricoperta di cerri, un tipo di quercia.
    I primi documenti storici risalgono al 1164, quando la città fu sotto la protezione di Federico Barbarossa. In seguito, durante la signoria dei Medici, fu assoggettata alla Repubblica di Firenze e fu sede del Vicariato, diventando il centro politico e giudiziario della Valdesa.
    I vicari che si sono succeduti hanno apposto il loro stemma sulla facciata del Palazzo Pretorio (o Palazzo Vicariale), costruito nel punto più alto della collina, conferendo alla costruzione la sua inconfondibile caratteristica: particolarmente pregevoli sono gli stemmi in terracotta invetriata della bottega dei Della Robbia.

La casa e la tomba di Giovanni Boccaccio

    Certaldo è il paese natale di Giovanni Boccaccio, il poeta che tra il 1394 ed il 1351 scrisse il Decamerone.
    La casa attribuita a Boccaccio è oggi sede di una ricca biblioteca, che raccoglie le opere del poeta e le traduzioni del Decamerone in tutte le lingue.
    Nella sala d'ingresso troviamo stampe e riproduzioni iconografiche del periodo medioevale. A destra si apre una sala, che la tradizione indica come la camera da letto del novelliere. Raggiungendo la sommità della torre, si apre uno stupendo panorama sulla cittadina e sui colli circostanti.
    A fianco della casa del Boccaccio c'é un arco, dal quale si accede alla via di Quercetella: è l'inizio una bella passeggiata verso la campagna retrostante, che costeggia le mura di cinta del borgo medievale.
    Poco più avanti, invece, verso il Palazzo Pretorio, troviamo la chiesa di SS Jacopo e Filippo, che conserva la tomba di Boccaccio e alcune terrecotte Robbiane.

La cipolla di Certaldo

    Può capitare di vedere per le vie del borgo delle bandiere che raffigurano una cipolla: è lo stemma di Certaldo fin dal XII secolo, con il motto "per natura sono forte e dolce ancora/ e piaccio a chi sta e a chi lavora".
    Solo per un paio di secoli, tra il 1633 ed il 1867, i certaldesi si vergognarono della loro cipolla e la sostituirono con un leone rampante ed uno scudo, per poi tornare allo stemma originario.
    La Cipolla di Certaldo è menzionata anche da Boccaccio nel suo Decamerone (VI, 10), quando parla di certo Frate Cipolla, che "in quei terreni produceva cipolle famose in tutta la Toscana". Oggi è ufficialmente riconosciuta dalla Regione Toscana come uno dei prodotti tradizionali regionali.
    La Cipolla di Certaldo è una selezione locale di cipolla rossa, di gusto dolce e particolare, di forma rotonda con un caratteristico schiacciamento ai poli ed una pezzatura medio-grossa. Se ne conoscono due qualità: la statina, pronta per il consumo fresco a maggio (cipollotti), e la vernina, la classica cipolla da serbo che si raccoglie a fine estate.
    Info www.cipolladicertaldo.it.

Mercantia, il festival del teatro di strada

    Il borgo di Certaldo Alto offre la cornice ideale per una grande festa medievale: il festival internazionale del teatro di strada, simile a quella che si svolge a Monteriggioni.
    Si svolge per cinque giorni di luglio nelle vie e nei giardini del borgo, con innumerevoli spettacoli che dalla sera si prolungano fino a notte fonda: mangiafuoco, saltimbanchi, lanciatori di coltelli, burattinai, musicisti, recite di ogni tipo e fuochi d'artificio.
    Mercantia è circo contemporaneo, teatro di ricerca, musica antica e moderna, artigianato artistico, arte contemporanea, installazioni luminose, vicoli medievali e giardini segreti. Sono talmente tanti i soggetti, che per armonizzarli in quello che vuole essere "un unico grande spettacolo" è stato inventato un nuovo manifesto teatrale: "Il Quarto teatro".
    Info: www.mercantiacertaldo.it

Semifonte, città perduta

    A pochi chilometri da Certaldo sorgeva la più potente città della Valdelsa. Nel Medioevo la sua influenza arrivava fino alle porte di Firenze verso nord, e fino al mare verso sud.
    Si diceva che i giovani di Semifonte, fieri del loro prestigio e delle libertà di cui godevano, andavano a cantare sotto le mura della città rivale Fiorenza fatti in là, Semifon divien città.
    I fiorentini, però, nutrivano vendetta, e con l'improvvisa morte dell'imperatore Federico Barbarossa la situazione politica si capovolse: le altre città della Valdelsa passarono dalla parte di Firenze e Semifonte fu messa sotto assedio.
    I Semifontesi si difesero valorosamente, ma dopo 5 anni di guerra le difese stavano per cedere, e chiesero una tregua di due ore per decidere sulla resa.
    Il tempo passò in fretta: quando tutta la popolazione era ancora in piazza per decidere sul da farsi, un gruppo di soldati fiorentini riuscì a scalare le mura ed aprire le porte di Semifonte.
    Correva l'anno 1202: Firenze ordinò ai Semifontesi di radere al suolo la città e poi di trasferirsi altrove, e decretò che nessuno poteva mai più stabilirisi in quella zona, tanto che non si è conservato neppure il toponimo. Di Semifonte resta la memoria e qualche rudere.

© Copyright 2011 Fabio Gori