MINIERE E MINERALI A SIENA
Guida ai siti minerari, mineralogici e geologici del territorio senese

La geodiversità del territorio

La Toscana è paesaggio, gastronomia, arte, ma non solo: offre anche numerose testimonianze di archeologia mineraria e soprattutto una straordinaria varietà di minerali e rocce di grande importanza scientifica e didattica.

Infatti la Toscana meridionale è la seconda area mineraria d'Italia e l'unica al mondo dove l'attività estrattiva si svolge ininterrottamente da 2500 anni: le miniere hanno così contribuito allo sviluppo della civiltà etrusca, alla potenza della Repubblica di Siena, alla crescita industriale di inizio '900 ed agli sforzi bellici.

Lasciarsi trascinare in questa "caccia al tesoro" significa entrare in una dimensione antica e coinvolgente per scoprire gli angoli più nascosti del territorio che hanno segnato la sua evoluzione.

Tuttavia, gran parte dei giacimenti del senese non avrebbe oggi alcun interesse economico e non ha mai generato grandi ricchezze per una serie di motivi:

  • l'esiguità dei giacimenti (c'è di tutto, ma poco),
  • l'insufficiente rete stradale e ferroviaria,
  • le resistenze dei proprietari terrieri, che fino al 1927 detenevano tutti i diritti sul sottosuolo,
  • la scarsa propensione degli imprenditori locali agli investimenti nel settore minerario

Oggi la necessità di reperire materie prime definite dall'Unione Europea "critiche" (come antimonio, barite, fluorite, magnesio, stronzio) e "critiche strategiche" (come boro, grafite, rame, litio, manganese, silicio metallico, terre rare, titanio) sta portando anche in Italia a riaprire le miniere abbandonate e ad effettuare nuove ricerche: uno scenario che in Toscana è però improbabile a causa dei vincoli ambientali.

Dove sono le miniere e dove trovare minerali in Toscana. In questa pagina sono descritti i siti del patrimonio mineralogico e del patrimonio minerario e lapideo nei dintorni di Siena: cave e miniere attive, cave e miniere abbandonate, i siti minerari dismessi, i giacimenti non sfruttati, i Geositi di Interesse Regionale (GIR) e Locale (GIL), e gli itinerari mineralogici accompagnati da foto dei minerali da noi trovati e da mappe scaricate dal web.

Si raccomanda di chiedere il permesso di accesso ai proprietari, di non avvicinarsi a vecchie strutture, fronti di cava, gallerie minerarie ed emanazioni gassose, e di non esporsi a minerali pericolosi (amianto, ossidi di piombo, ecc).

Da non perdere la visita al Museo di Storia Naturale di Siena, che espone raccolte di rocce, minerali e fossili provenienti da tutta la Toscana. Particolarmente interessanti sono:

  • la collezione di marmi gialli della Montagnola Senese;
  • la collezione di terre bolari del Monte Amiata;
  • la collezione dei minerali grezzi e lavorati delle miniere di Campiglia Marittima.
Siena, miniere e minerali, mappa patrimonio minerario e mineralogico
La zona di Siena è una delle aree più ricche di siti minerari, mineralogici e geologici.
Pirotechnia, Vannoccio Biringuccio
Il Pirotechnia, scritto dal senese Vannoccio Biringuccio nel 1540, è il primo testo al mondo di scienze minerarie e metallurgiche, all'epoca tradotto in diverse lingue.
Rocce e minerali, Museo di Storia Naturale, Siena
Il Museo di Storia Naturale di Siena espone una ricca collezione di minerali e rocce della Toscana meridionale.

Miniere di Lornano e Poggio Orlando (solfo)

A pochi chilometri da Siena si trova il più grande giacimento di solfo della Toscana, sfruttato solo in parte.

Ha una peculiare origine lacustre e consiste in una serie di lenti di calcare marnoso contenente il 20% di solfo, ma si trovavano anche ammassi di zolfo quasi puro e grandi cristalli ricercati dai musei italiani.

L'attività si svolse nei primi due decenni del '900, oltre ad una modesta attività durante la seconda guerra mondiale.

L'ex villaggio minerario conserva i suoi edifici, oggi abitazioni private e magazzini, mentre gli ingressi ai pozzi ed alle gallerie non sono più riconoscibili. Nelle vecchie discariche, oggi terreni agricoli, si possono trovare frammenti di zolfo.

Percorrenza in auto: 14 Km, 15 minuti.

Scopri il grande giacimento di solfo e il villaggio minerario »

Veduta su Poggio Orlando
Veduta su Poggio Orlando, dominato da depositi lacustri e lagunari del Messiniano (5-7 milioni di anni fa).

Miniera di Lilliano (lignite)

Nelle colline argillose che circondano Siena furono coltivate, a partire dalla fine dell'800 e soprattutto dai primi del '900, decine di miniere di lignite, in genere di piccole dimensioni.

Il giacimento più interessante è quello di Lilliano, che negli anni migliori fornì il 2% della produzione italiana, fino alla chiusura avvenuta nel 1963, lasciando nel sottosuolo sei milioni di tonnellate di combustibile. Negli anni '70 la ricerca di uranio nella lignite ha appurato che la sua bassa concentrazione non rendeva economica la riapertura delle miniere.

È giunta fino a noi buona parte degli edifici minerari, riutilizzati come rimesse o abitazioni. Nei terreni circostanti si trovano frammenti di legno silicizzato (pietrificato) e di lignite xiloide.

Percorrenza in auto: 26 Km, 26 minuti.

Storia della miniera di Lilliano, lignite e legno silicizzato »

Miniera di Lilliano, cappella santa barbara
La cappella nell'area mineraria della concessione Lilliano.

Cava di Poggibonsi (argilla)

L'argilla è una risorsa diffusa nel senese, da secoli utilizzata per realizzare i laterizi che caratterizzano l'architettura senese e le terrecotte.

Nella cava di argilla abbandonata che sovrasta l'uscita Poggibonsi Sud venivano alla luce stupende rose di gesso (aggregati di cristalli lenticolari), anche di grandi dimensioni (cm. 20-25), simili alle rose del deserto, ma di colore grigiastro.

Nell'area senese si trova anche gesso in forme particolari come a "coda di rondine" (detto anche "ferro di lancia"), e più raramente "a ventaglio" ed "a coccarda".

Percorrenza in auto: 30 Km, 23 minuti.

Scopri la cava di Poggibonsi e le forme del gesso senese »

Gesso coda di rondine, Monteriggioni
Gesso "coda di rondine", Poggibonsi.
Lunghezza del campione cm 10 circa

Cave del Chianti (alberese, pietraforte, pietraserena)

I Monti del Chianti sono dominati dall'alberese (calcare marnoso), dal quale si ottenevano blocchi per costruire edifici e lastre per pavimentare cortili.

Un tipo raro e particolare è la "pietra paesina", che si trova quasi esclusivamente in Toscana, dove è utilizzata per realizzare gioielli e suppellettili: tagliata e levigata, sembra formare paesaggi astratti o castelli in rovina, dovuti all'infiltrazione di acque contenenti ossidi ed idrossidi di ferro e manganese.

Nel Chianti è abbondante anche l'arenaria, con cave abbandonate di "pietraforte" (di colore giallastro, usata come pietra da costruzione) e "pietraserena" (di colore grigio, per elementi decorativi).

Percorrenza in auto: 20 Km, 24 minuti.

Pietra paesina, pietraforte e pietraserena del Chianti »

pietra paesina, Toscana
Calcare marnoso con ossidi di ferro, detta Pietra Paesina (Toscana, Castellina in Chianti). Larghezza del campione 7 cm circa.

Ricerca di Montegrossi (manganese, pirite)

Durante la prima guerra mondiale furono coltivati nel cuore del Chianti alcuni affioramenti di scisti manganesiferi, oltre ad un piccolo filone di pirite in ganga quarzosa trovato all'interno di scisti rossi durante la costruzione della strada statale.

Rimangono tracce di scavi e affioramenti di scisti manganesiferi, dove è frequente trovare ossidi di manganese.

Percorrenza in auto: 36 km, 42 minuti.

Ricerche di manganese e scisti manganesiferi del Chianti »

manganese, badiaccia a montemuro e badia a coltibuono
Scisto manganesifero presso Montegrossi: nell'area furono sfruttati alcuni affioramenti di manganese.

Cave della Montagnola Senese (marmo)

La Montagnola Senese è un massiccio prevalentemente calcareo a 10 Km da Siena.

Nel settore occidentale si trova un bacino marmifero dove si aprono numerose cave, sfruttate fin dall'antichità per estrarre il marmo di Siena, caratterizzato da pregiate colorazioni gialle e viola per le infiltrazioni di ferro e manganese nelle numerose fratture, utilizzato per costruire il Duomo di Siena.

Inoltre, nella Montagnola sono stati sfruttati fin dall'antichità minerali ferrosi e manganesiferi, oltre a caolino, quarzite e calcare cavernoso: quest'ultimo ha fornito la "pietra da torre" per costruire gli edifici della zona e nella stessa Siena.

Nel complesso, nella Montagnola sono stati trovati una trentina di minerali, alcuni dei quali contenenti terre rare.

Percorrenza in auto ai diversi siti: 10-16 km, 6-24'.

Marmo, Ferro e Terre Rare della Montagnola »

Montagnola Senese, cava di marmo
Il fronte di una delle cave di marmo rimaste attive nella Montagnola Senese.

Miniera delle Cetine (antimonio)

La miniera delle Cetine di Cotorniano è stata un'importante miniera di antimonio, attiva tra il 1878 ed il 1944 nei periodi in cui nel mondo c'era una guerra, dato che l'antimonio è indispensabile per la fabbricazione di proiettili.

È un Geosito di Importanza Regionale (GIR 18): qui sono state trovate 80 specie di minerali, alcuni dei quali per la prima volta al mondo ed il villaggio minerario conserva gran parte dei suoi edifici: per questo rappresenta un' "unica testimonianza nel suo genere per gli aspetti archeominerari, storico-sociali e culturali legati al lavoro nelle miniere".

Poco distante si trova una cava di quarzite abbandonata ("Cava delle Cetine"), dove sono stati segnalati una decina di minerali.

Percorrenza in auto: 19 Km, 25 minuti.

Il villaggio minerario, l’ex parco e i minerali delle Cetine »

Antimonite o stibnite o stibina, solfuro di antimonio
Stibnite, detta anche stibina o antimonite, Miniera delle Cetine (Chiusdino). Lunghezza cristalli 4 cm max.

Miniera di Camporedaldi (argento?, piombo, pirite)

Una bella passeggiata nella Riserva Naturale dell'Alto Merse porta a questa miniera abbandonata che ancora può dare soddisfazioni agli appassionati di minerali.

La storia scritta inizia verso il 1860 quando furono utilizzati i minerali di piombo argentifero più superficiali, per poi dedicarsi alla sottostante pirite fino alla seconda guerra mondiale.

Gli ingressi delle gallerie sono quasi tutti franati ed i fabbricati sono ridotti a pochi ruderi, ma nelle discariche possiamo trovare celestina (di grande interesse mineralogico) ed altri 15 minerali, tre dei quali segnalati per la prima volta nel 2024.

Percorrenza in auto: 22 Km, 30 minuti; + a piedi 1,3 Km.

Storia e minerali della miniera di Camporedaldi-Pentolina »

Miniera di Camporedaldi - Pentolina - Spannocchia
Il torrente che attraversa il cantiere 2 della miniera di Camporedaldi, testimonianza dell'impatto sull'ambiente delle attività minerarie.

Giacimento di S.Lorenzo a Merse [mercurio]

Nei dintorni di San Lorenzo a Merse sono presenti mineralizzazioni di cinabro (solfuro di mercurio), scoperte negli anni '60 dopo aver individuato negli affluenti del Merse elevate concentrazioni di mercurio, ma le successive indagini hanno escluso la presenza di giacimenti profondi.

In questa vasta zona boscosa dominata dalle anageniti del Verrucano è nota la presenza di mineralizzazioni di ematite e pirite, sfruttate molti decenni fa. L'area è oggi nota per la presenza di diversi minerali, tra i quali pregevoli esemplari di quarzo rosato, rossastro, ametistino e perfetti cristalli di pirite immersi nello scisto verde.

Percorrenza in auto (Poggio Le Buche): 27 Km, 30 minuti; + camminata 0,3 Km.

Cinabro e altre mineralizzazioni del Verrucano »

Mappa ricerca di mercurio in val di Merse
Mappa delle ricerche di mercurio nella zona di San Lorenzo a Merse (1960).

Cava di Montisi (gesso)

Questa piccola gessiera abbandonata nei pressi di Fontazzi appartiene ad una tipologia di depositi gessosi che si trova quasi esclusivamente in Toscana ed è per questo proposta come Geotopo di Interesse Locale (GIL 33).

Si tratta di anidriti (CaSO4) parzialmente o totalmente gessificate (CaSO4 * 2H2O), che si formano per precipitazione di soluzioni concentrate di acqua di mare: il sito testimonia un ambiente di sedimentazione in acque basse e ferme, ed un clima arido o semi arido (Triassico, 225-200 milioni di anni fa).

Accanto al gesso, che si presenta in lamine trasparenti, si possono trovare dieci specie di minerali in gran parte legati alla risalita di fluidi geotermici: infatti nella zona sono ancora presenti alcune putizze.

Percorrenza in auto: 20 Km, 16 minuti; + camminata 0,3 Km.

Geologia e mineralizzazioni della cava di gesso di Montisi »

Cava di gesso, Montisi, Fontazzi, Siena
La cava di Montisi, presso Fontazzi, testimonia un ambiente di sedimentazione lagunare delle anidriti (gesso), avvenuta nel Trias superiore (225-200 milioni di anni fa).

Cava Poggio la Croce (marmo verde di Vallerano)

Le ofioliti attorno a Vallerano, villaggio di antichissime origini, hanno fornito la serpentinite per la costruzione del Duomo di Siena e di altri importanti edifici.

Veniva estratto dalla cava storica di Poggio la Croce (geotopo di importanza regionale GIR 19) e soprattutto dalle sottostanti "prode dei fossi" dove si trovava il materiale migliore.

È facile trovare la ranocchiaia, varietà di serpentinite tipica della Toscana, con strisce scure di magnetite che delimitano aree chiare di serpentino, mentre sono poco comuni i minerali associati a questo tipo di roccia.

Percorrenza in auto: 26 Km, 30 minuti; + camminata 0,2 Km.

Marmo verde di Vallerano: cava storica e mineralogia »

Serpentino ranocchiaia e serpentino striato, Vallerano, Siena
Serpentinite venata o serpentinite striata, Vallerano: le striature scure sono di magnetite, quelle chiare di serpentino.

Miniere di Vallerano (rame, manganese)

Presso il paese di Vallerano, nel serpentino, sono visibili tracce delle ricerche minerarie di rame lungo una faglia mineralizzata a calcopirite (solfuro di rame e ferro), estratta nell'800 e nella prima metà del '900.

Sulla sponda del torrente, dove si trovavano gli impianti per l'arricchimento, incontriamo una discarica di scorie, ed a metà della soprastante pendice resta la galleria principale, oggi quasi completamente ostruita, e l'antistante discarica. Nel materiale molto alterato si trovano 12 specie di minerali, tra i quali calcopirite e carbonati di rame verde-azzurri.

Sempre nel colle di Vallerano, nei diaspri, fu coltivata durante la prima guerra mondiale una piccola miniera di manganese, oggi testimoniata da brevi gallerie e cumuli di minerale estratto (ossidi di manganese).

Percorrenza in auto: 22 Km, 28 minuti; + camminata 0,6 Km.

Miniere di rame e manganese di Vallerano »

Murlo, Miniera di Vallerano, miniera di manganese
Vallerano, miniera di manganese: l'ingresso di una galleria aperta nei diaspri.

Miniera di Poggio Abbù (rame)

Il geosito (GIL 45) si sviluppa in una parete a strapiombo in un paesaggio di selvaggia bellezza nella Riserva Naturale del Basso Merse e nei pressi dei suggestivi ruderi dell'Eremo di Montespecchio, costruito nell'XI secolo utilizzando materiali della zona: il "marmo verde" ed il "calcare rosa".

La mineralizzazione cuprifera è particolare perché si trova nel diabase, mentre negli altri giacimenti il rame è associato al serpentino. Si tratta di vene di calcopirite che si palesavano in superficie e quindi è possibile che le prime coltivazioni siano da collegare al vicino sito archeologico etrusco di Poggio Civitate (Murlo), mentre la storia scritta inizia nel 1882 e termina il 1944.

Rimangono, sul ripido versante, due piazzali con cumuli di minerale alterato (segnalate 15 specie di minerali).

Percorrenza in auto: 28 Km, 25 minuti; + camminata 2 Km.

Poggio Abbù, la miniera di rame »

Murlo, miniera di Poggio Abbù, discarica
La discarica principale della miniera di Poggio Abbù sul versante del fosso del Conventaccio, che ha inciso la faglia tra diabase e serpentinite.

Miniera di Murlo (lignite, manganese)

"Miniera di Murlo" è un villaggio minerario perfettamente conservato e recentemente tornato ad essere abitato, nato nei pressi di un grande banco di lignite picea sfruttato tra il 1870 ed il 1948. Rimangono il traliccio del Pozzo del Cerrone, gli ingressi murati delle gallerie ed il piacevole lago dell'Acquabuona nato con la diga costruita con le argille che ricoprivano la lignite.

Un facile e suggestivo percorso segue il vecchio tracciato del treno della miniera, una delle prime vie ferrate private italiane, che percorre la gola del Crevole (GIL 37) attraversando imponenti strati di radiolariti: gusci silicei di organismi marini depositati sui fondali dell'oceano del Giurassico. I gabbri alterati lungo il percorso e della zona sono meta dei cercatori di minerali (14 specie).

In quest'area furono anche sfruttati nella seconda metà del '900 piccoli banchi di ossidi di manganese, dove possiamo trovare 15 specie di minerali: tra questi la rodocrosite, un carbonato di manganese di colore rosa, presente in un sito lungo il Fosso della Chiesa.

Percorrenza in auto (fino all'inizio dei percorsi): 26 Km, 35 minuti.

Miniere di Murlo: lignite, manganese e villaggio minerario »

Miniera di Murlo, pirolusite
Pirolusite microcristallina. Da una trincea lungo il torrente Crevolone, Murlo. (larghezza cm. 5)

Miniere di Rapolano Terme (manganese)

Attorno a Rapolano Terme si trova il più esteso complesso di mineralizzazioni manganesifere del Senese, sviluppato nelle radiolariti (diaspri). Altri giacimenti e ricerche di manganese sono presenti nel territorio di Murlo, sia a Vallerano che in una vasta area attorno al fosso della Chiesa e fosso Crevolone, oltre che nel Chianti (Montegrossi e Cerreto) e nella Montagnola Senese.

In tempi antichi il minerale fu utilizzato come colorante da vasai e vetrai: probabilmente dagli Etruschi e nel Medioevo, certamente nel '700 e '800. La coltivazione industriale avvenne tra il 1873 ed il 1946, ma in modo saltuario a causa del basso tenore e delle difficoltà di escavazione, in genere con scavi a trincea e raramente in galleria, alcune delle quali ancora presenti.

Il principale minerale estratto era il "wad" (miscela di ossidi e idrossidi di manganese), ma sono segnalati altri 14 minerali tra i quali una limonite in bellissime colorazioni iridescenti.

Percorrenza in auto: 35 Km, 30 minuti + a piedi 100-800 m.

Miniere di Rapolano Terme (manganese) » »

Miniera di Monte Martino, Rapolano Terme
Geosito di Monte Martino presso Rapolano Terme: ingresso di una galleria (tratto da sito regione toscana).

Cave di Rapolano Terme (travertino)

Rapolano Terme è famoso per le sorgenti termali e per le cave del "travertino di Siena", sfruttate fin dai tempi degli Etruschi ed ancora attive, con tonalità dal beige al tortora, mentre quello aranciato proveniva dall'Acqua Borra (GIR 6).

Nei banchi di travertino è frequente trovare particolari formazioni di calcite, dovute alla deposizione in cavità preesistenti del carbonato di calcio contenuto nelle acque termali.

Nei pressi di Rapolano sono famose due manifestazioni termali uniche al mondo: il rilievo dove sgorgavano le acque termali (Schiena d'Asino, GIR 3) e una grande sorgente naturale di anidride carbonica (la Puzzola).

Percorrenza in auto: 30 Km, 28 minuti.

Cave di travertino a Rapolano Terme »

calcite, Rapolano Terme
Calcite pisolitica, Rapolano Terme.
Larghezza del campione cm. 10 circa

Miniere di Pari (antimonio, piombo, rame)

Una interessante zona mineraria e mineralogica si trova a sud dei Bagni di Petriolo.

Lungo la superstrada Siena-Grosseto era attiva tra il 1870 ed il 1921 la miniera di antimonio "La Selva". Nascoste nel bosco sono rimaste trincee, discariche ed i ruderi della fonderia di San Martino: qui si trovano una ventina di minerali, simili a quelli della miniera delle Cetine di Cotorniano.

A S.Antonio in Valdaspra, in un luogo sperduto, fu attiva tra il 1870 ed il 1957 una miniera di piombo, classificata come una rara MVT (Mississippi Valley Type). Nel bosco si trovano gli ingressi delle tre gallerie e discariche, con una ventina di minerali.

Sul Monte Acuto furono coltivate tra l'800 ed il '900 piccole miniere di rame, trovato in ofioliti caratterizzate da mineralizzazioni atipiche.

Percorrenza in auto. La Selva: 30 Km, 25 minuti; S.Antonio Valdaspra: ulteriori 8 km, 13 minuti + camminata 50'.

Scopri le miniere di Pari: La Selva, Sant'Antonio in Valdaspra e Monte Acuto »

Ingresso galleria Gastone, S.Antonio Valdaspra, Casale di Pari
L'ingresso franato della galleria Gastone, la più lunga della miniera (200 metri). L'ampia discarica è oggi ricoperta da una spessa coltre di detriti portati dal vicino torrente.

Miniera di Torniella (allume, caolino)

Una delle miniere ancora attive in Toscana si trova sul Monte Alto, presso Torniella, antico castello acquisito dalla Repubblica di Siena nel 1255.

Dalla fine dell'800 viene estratto caolino, importante materia prima per molti prodotti industriali, formato per alterazione della riolite a causa di fluidi idrotermali che l'hanno attraversata.

Il minerale principale è la caolinite, seguita da halloysite, ma è abbondante anche il quarzo; un altro componente è l'alunite (predominante in alcune aree un tempo sfruttate per ricavare allume).

Una relazione dell'epoca segnala, in un vecchio sito di estrazione, la presenza di zircone. Nella riolite non caolinizzata, usata come materiale da costruzione, si trovano cristalli di sanidino e talora di cordierite.

Percorrenza in auto: 52 Km, 55 minuti.

Storia, geologia e usi del caolino di Torniella »

Cava di caolino, Piloni, Torniella, Roccastrada
Immagine d'epoca della miniera di caolino di Torniella, unica in Italia (1920).

Miniere di Poggio Fogari (argento, ferro, piombo, rame)

Gli scavi archeologici effettuati al villaggio ed al castello di Miranduolo (Chiusdino), costruito su uno sperone di calcare cavernoso ai piedi del Poggio Fogari ed attivo tra il VII ed il XIII secolo, hanno messo in evidenza la sua connotazione mineraria e metallurgica.

Piccole trincee e cunicoli minerari sono stati individuati all'interno del villaggio e nei dintorni: venivano estratti calcopirite, galena argentifera, sfalerite e idrossidi di ferro. Le recenti ricerche non hanno però individuato giacimenti profondi.

Oggi possiamo trovare interessanti mineralizzazioni nelle aree di calcare silicizzato, in particolare solfuri di antimonio.

Percorrenza in auto. Al castello: 31 Km, 40 minuti + a piedi 1,3 Km. Al calcare silicizzato: 39 Km, 50'; + a piedi 0,3 Km.

Archeologia mineraria e metallurgia medievale di Miranduolo »

Castello di Miranduolo
Uno scorcio del Castello di Miranduolo, oggetto di campagne di scavo dal 2001 al 2016 che hanno portato a scoprire nell'area antiche miniere.

Miniere di Boccheggiano (ferro, rame, pirite)

Le miniere di Boccheggiano hanno dato grandi soddisfazioni agli appassionati di minerali, in quanto qui si trovavano in abbondanza diverse decine di specie: tra queste una aragonite unica al mondo, detta stronzioaragonite, con una fluorescenza rossa ai raggi UV.

Il giacimento principale consiste in un filone a solfuri misti profondo circa 2 km e di spessore variabile da 1 a 20 metri. La parte superficiale, ricca di ossidi di ferro, fu sfruttata fin dai tempi degli Etruschi e poi dalla Repubblica di Siena. I principali lavori di estrazione del minerale di rame risalgono alla seconda metà dell'800 (con i suggestivi cumuli di scorie rosse, oggi GIR "Le Roste"). La sottostante pirite fu estratta dai primi del '900, con l'ultimo impulso della grandiosa miniera di Campiano aperta dal 1974 al 1994.

Miniere di Boccheggiano: ferro, rame e pirite »

Aragonite, in passato stronzianite o aragostronzianite, miniera di Boccheggiano
Aragonite, Miniera di Boccheggiano.
Larghezza del campione cm 3 circa

Miniere Montieri/Gerfalco (argento, ferro, piombo, rame, pirite, zinco, antimonio, marmo rosso)

Nella zona delle Cornate di Gerfalco, la montagna più alta delle Colline Metallifere, sorgono due piccoli borghi, un tempo castelli minerari.

Attorno si trovavano miniere di argento, ferro, piombo e rame, coltivate fin dall'epoca etrusca ma soprattutto tra il IX ed il XIII secolo, quando l'area fu acquisita dalla Repubblica di Siena e divenne una delle più importanti "argentiere" d'Europa.

Sono ancora visibili gallerie, trincee, tracce di forni fusori e, nel paese di Montieri, l'edificio che ospitava la fonderia e la zecca. Particolarmente apprezzati dai collezionisti sono particolari varietà di aragonite ("mossottite"), gesso ("specchio d'asino"), quarzo ("diamante di Montieri"). Inoltre, agli inizi del 2000 sono stati trovati numerosi minerali inediti, alcuni dei quali molto rari.

Da Montieri e Gerfalco partono itinerari con segnavia e pannelli esplicativi, che portano anche alle cave storiche di calcare rosso ammonitico, utilizzato per pavimentare il Duomo di Siena e le case della zona.

Argentiere medievali e minerali rari a Montieri/Gerfalco »

Poggio Mutti
Gerfalco, una grotta - galleria che si apre nel Poggio Mutti. Le cavità carsiche naturali sono state utilizzate per raggiungere le zone mineralizzate.

Lagoni di Travale (acido borico, allume, solfo, solfato ammonico, vetriolo)

Un tempo dai numerosi lagoni presenti nell'area geotermica di Travale - Radicondoli - Larderello si ottenevano molti materiali, mentre oggi i fluidi geotermici vengono utilizzati esclusivamente per la produzione di energia elettrica.

Nell'area geotermica sono stati trovati otto minerali rarissimi ed altri tre sono stati trovati per la prima volta al mondo solo ai lagoni di Travale: sono pochi i luoghi nel mondo dove è stato rinvenuto un numero così elevato di specie minerali rare in un'area così ristretta.

Percorrenza in auto: 40 Km, 55 minuti; + camminata 0,3 Km.

Borati, solfati e minerali rari dei Lagoni di Travale »

Lagoni di Travale, fluidi geotermici depositano solfati e borati
Solfati e Borati, area Lagoni di Travale

Cave di Casole d'Elsa / Chiusdino (alabastro gessoso, gesso)

In provincia di Siena c'è uno specifico bacino di sedimentazione dell'alabastro gessoso: quello di Casole d'Elsa - Chiusdino - Radicondoli.

Nell'antichità è stato usato da Etruschi e Romani, e poi dagli artigiani di Volterra, dovendo però oggi ricorrere quasi esclusivamente ad alabastro spagnolo per l'esaurimento dei giacimenti della zona.

L'alabastro gessoso è una varietà di gesso con tessitura microcristallina e facilmente lavorabile, che si trova all'interno delle masse gessose sotto forma di "ovuli", con diametro fino a un metro e mezzo.

Dalla cava abbandonata di Monteguidi (Casole d'Elsa) proveniva uno dei tipi più pregiati, detto "bardiglio agatato di Monteguidi" (in auto: 40 Km, 43'). Da Chiusdino proveniva l' "alabastro bardiglio" (Sant'Agata, 36 Km, 44') e l' "alabastro bianco venato" (Podere al Moro, dal precedente: 6 km, 15' + camminata). Nelle cave, di interesse mineralogico, si trova gesso e marcasite.

Alabastro gessoso tra Casole e Chiusdino »

Alabastro gessoso, ovuli
Ovuli di alabastro gessoso. In provincia di Siena c'è uno specifico bacino di alabastro, distinto da quello di Volterra. Entrambi erano attivi nel Messiniano (5-7 milioni di anni fa.)

Cava di Castelnuovo dell'Abate (alabastro calcareo)

L'alabastro calcareo, detto anche alabastro orientale o alabastro onice, è carbonato di calcio depositato da acque termali che contenevano ioni di ferro e manganese, che hanno formato disegni suggestivi.

La cava storica nei pressi di Castelnuovo dell'Abate (Montalcino) è un Geotopo di Interesse Regionale (GIR 12) ed uno dei pochi giacimenti del genere presenti in Italia. Ha fornito materiale particolarmente pregiato denominato "Alabastro di Siena", usato nell'architettura senese.

La cava storica conserva ancora blocchi di alabastrite attorno al bordo, il sistema di carrucole per il taglio ed un magazzino costruito con pietre di scarto.

Percorrenza in auto: 48 Km, 50 minuti.

Cava di Castelnuovo dell'Abate: alabastro calcareo (alabastro di Siena) »

Alabastro calcareo, detto Alabastro orientale, Alabastro onice, Alabastro di Siena
Alabastrite, detta anche alabastro calcareo, alabastro orientale o alabastro onice: in provincia di Siena c'è uno dei pochi giacimenti italiani.

Sito di Levane

In un terreno agricolo nei pressi di Levane si trovano dei piccoli geodi di cm 1-5 di diametro, che contengono cristalli aciculari di kutnohorite, raro carbonato di calcio e manganese, prima segnalazione in Italia.

Il minerale forma piccoli aggregati cristallini trasparenti associati ad aragonite aciculare, goethite e ossidi di manganese che conferiscono un colore giallo, rosso, marrone o nero lucente.

Percorrenza in auto: 45 Km, 45 minuti.

Kutnohorite e aragonite di Levane »

Kutnohorite con aragonite, Levane
Kutnohorite con aragonite, Levane. Diametro dei noduli circa 3 cm.

Miniere del Monte Amiata (mercurio)

Il Monte Amiata è un antico vulcano alto oltre 1700 metri, terra di asceti e di minatori, che si staglia all'orizzonte dell'agriturismo La Torretta.

Attorno venivano coltivate diverse miniere di mercurio, che fecero dell'Italia il secondo produttore mondiale: la più vicina a Siena è quella di Pietrineri, dove i lavori erano particolarmente difficili per le forti emanazioni gassose. È rimasta una piccola discarica di sterili, in mezzo ad una zona a putizze, dove sono state trovate 18 specie di minerali, tra cui il materiale estratto: il cinabro.

Di interesse geologico, alle falde della Montagna, sono le cave abbandonate di farina fossile e di terre bolari (o "Terre di Siena"): una collezione è esposta al Museo di Storia Naturale di Siena.

Mercurio, farina fossile e Terre di Siena del Monte Amiata »

Cinabro, Monte Amiata
Cinabro, miniere di mercurio del Monte Amiata (dono di un minatore). Dimensioni del campione cm 20x14x12 circa

Ricerca e testi: Fabio Gori · aggiornamento settembre 2026