MINIERE DI BOCCHEGGIANO (ferro, rame, pirite)

Le miniere di Boccheggiano, nel comune di Montieri, fanno parte dello storico distretto minerario delle Colline Metallifere toscane. Nel Novecento l'area fu interessatada una intensa attività estrattiva, con le le miniere di Baciolo, Ballarino, Botroni, Fontalcinaldo, Fontebona, Mersino - Carbonaie, Mulignoni, Rigagnolo, Ribudelli oltre alla Miniera del Merse con il Pozzo Serpieri e la più recente miniera di Campiano.

Il grande filone di boccheggiano

Il giacimento principale consiste in un filone di calcopirite, pirite ed altri solfuri, profondo circa 2 km e di spessore variabile da 1 a 20 metri, inserito in una faglia che raggiunge la superficie (GIR "faglia di Boccheggiano"). La sua formazione del giacimento è semplice: durante il raffreddamento del magma in profondità, fluidi caldi ricchi di metalli risalirono sotto pressione la faglia di Boccheggiano, dove, raffreddandosi, formarono il filone minerario.

Storia delle miniere di Boccheggiano

Il filone fu probabilmente sfruttato fin dai tempi degli Etruschi, ma le prime notizie storiche risalgono al 1330 e nel 1350 Boccheggiano passò sotto il controllo di Siena: in questa prima fase venne coltivato solo il cappellaccio limonitico superficiale per ricavare ferro.

Riguardo alla calcopirite, i principali lavori risalgono alla seconda metà dell'800, quando la coltivazione divenne razionale grazie all'invenzione del "metodo Conedera" per estrarre il rame: i suggestivi resti di questa lavorazione sono gli imponenti cumuli di scorie lungo il fiume Merse.

La sottostante pirite fu estratta dai primi del '900: è la materia prima per produrre acido solforico, fondamentale per numerosi processi dell'industria chimica. In questa epoca l'industria estrattiva determinò ulteriori trasformazioni del territorio come la costruzione del villaggio Merse, con abitazioni per le famiglie e strutture ricreative nate attorno agli edifici industriali.

Un ultimo impulso avvenne nel 1974 con l'apertura della grande miniera di pirite di Campiano, che sfruttava in profondità il medesimo filone, dove raggiungeva un notevole spessore. Fu una realizzazione particolarmente avanzata per l'epoca: una grande rampa a spirale permetteva ai camion di scendere fino a circa 700 metri di profondità per caricare direttamente il minerale, mentre potenti pompe estraevano l'ingente quantità di acqua termale che altrimenti avrebbe invaso le gallerie, ed un imponente sistema di ventilazione mitigava temperature che potevano raggiungere i 70-80 °C, ma la coltivazione fu interrotta nel 1994 a causa del crollo del prezzo dell'acido solforico.

Doveroso ricordare che, dopo la chiusura, la miniera di Campiano fu utilizzata per immagazzinare scorie tossiche e nocive, ma le acque hanno invaso le gallerie e nel 2001 sono fuoriuscite riversandosi per mesi nel fiume Merse col loro contenuto di acidi e metalli pesanti, fino a quando fu realizzato l'attuale depuratore, con elevati costi di gestione.

Cosa resta oggi delle miniere

La testimonianza più importante sono i cumuli di scorie lungo il fiume Merse, successivamente modellati dall'erosione fino a formare i caratteristici calanchi di colore rosso visibili dalla strada Massetana (Geosito di Importanza Regionale "Le Roste"). Per il resto è rimasto ben poco, in quanto gli impianti e gli edifici sono stati in gran parti demoliti e le aree minerarie bonificate: rimangono gli ingressi di due gallerie settecentesche (Miniere dell'Arduino), gli imbocchi delle gallerie Mariquita e Orazia (miniera del Merse) e della galleria di Molignoni, alcuni edifici del Villaggio del Merse (magazzini, cabina elettrica, infermeria e foresteria) e qualche residua discarica di inerti con poche mineralizzazioni.

I minerali di Boccheggiano

Le miniere di Boccheggiano hanno dato grandi soddisfazioni agli appassionati di minerali: aragonite, azzurrite, auricalcite, bismutinite, bornite, calcantite, calcocite, calcopirite, calcosina, celestina, ematite, epidoto, fluorite, galena, gesso, goethite, magnetite, malachite, marcasite, melanterite, pirite, pirrotina, quarzo, sfalerite, smithsonite, solfo, tetraedrite, solo per citare quelli più comuni.

Particolarmente noti sono i carbonati fluorescenti tradizionalmente chiamati “aragostronzianite” o “stronzioaragonite”: si tratta di calcite e aragonite, di colore verdastro alla luce naturale, che presentano una caratteristica fluorescenza rossa ai raggi ultravioletti, legata alle caratteristiche del reticolo cristallino ed alla presenza di tracce di stronzio, manganese ed altri elementi, che la rendono unica al mondo.

Percorrenza in auto: 43 Km, 50 minuti.

Boccheggiano, miniera di pirite, pozzo Ballarino
Una vecchia foto del mitico pozzo Ballarino, Miniera di Boccheggiano.
galena, Boccheggiano
Galena, Miniera di Boccheggiano
Minerali di Boccheggiano, pirite
Pirite, il principale minerale estratto dalle Miniere di Boccheggiano campo visivo 15 cm circa
Aragonite, in passato stronzianite o aragostronzianite, miniera di Boccheggiano
Aragonite, Miniera di Boccheggiano larghezza campione cm 3 circa
Aragonite fluorescente, Boccheggiano
Aragonite di Boccheggiano sotto la luce UV