CAVE DI RAPOLANO TERME (travertino)
Rapolano Terme è famoso per le sorgenti termali e per le cave del "travertino di Siena", sfruttate fin dai tempi degli Etruschi ed ancora attive: oltre a quello bianco, si estrae travertino con tonalità dal beige al tortora, mentre quello aranciato proveniva dall'Acqua Borra, vicino a Siena (GIR 6).
Origine del travertino
Il travertino si forma per precipitazione del carbonato di calcio contenuto nelle acque termali. Le acque, dopo essere penetrate in profondità e aver circolato nelle rocce, risalgono verso la superficie soprattutto lungo faglie e fratture: la diminuzione della temperatura e la perdita di anidride carbonica favoriscono la deposizione della calcite.
I giacimenti di travertino
Il Piano Regionale Cave individua nel comprensorio di Rapolano Terme tre giacimenti di travertino: Bagno Marii (presso le Terme di San Giovanni), S.Andrea–Querciolaia–Oliviera (gravitante verso Serre di Rapolano), entrambi nel comune di Rapolano, ed Acquaviva nel Comune di Asciano, il quale costituisce la prosecuzione del banco travertinoso di Serre di Rapolano e comprende anche aree estrattive potenziali.
Un deposito distinto è quello sul quale sorge la vicina Asciano: questo travertino, detto “gallazzone”, meno compatto e pregiato, fu comunque sfruttato in passato come pietra da costruzione. Altri piccoli depositi di travertino, censiti come siti storici ed usati solo come fonte di materiali per restauri, si trovano in altre zone della pronvincia di Siena: Mugnano (Colle Val d'Elsa), Filetta (Sovicille), Ciglierese e Frosini (Chiusdino), Bagno Vignoni (S.Quirico d'Orcia) e Castelnuovo dell'Abate (Montalcino).
Storia delle cave di travertino
L'utilizzo del travertino nell'area di Rapolano risale almeno all'epoca etrusca e romana. Il primo importante documento scritto finora noto sull'attività estrattiva è del 1597 e riguarda la cava del Noceto, presso Serre di Rapolano, dalla quale proveniva il travertino destinato alla chiesa di Santa Maria in Provenzano a Siena.
Per molto tempo l'estrazione rimase legata alle necessità di singoli cantieri, mentre tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento si sviluppò fortmemente attraverso cooperative di cavatori e scalpellini, ma anche attraverso numerose imprese familiari, giunte fino ai giorni nostri.
A Serre di Rapolano la Strada delle Cave attraversa lo storico bacino estrattivo del travertino, dove si concentrano cave e impianti di lavorazione, e permette di osservare cave attive e dismesse, grandi fronti di taglio e le bancate di travertino, che hanno profondamente modellato il paesaggio.
I tipi di travertino di Rapolano
Si distinguono travertini chiari stratificati e travertini scuri compatti: i primi comprendono varietà commerciali come Silver, Chiaro Venato, Dorato, Siena e Scabas Rosa, mentre tra quelli più scuri si trovano varietà nocciola e brune come Scuro Noce e Scuro Venato. La presenza di ossidi e altre impurità contribuisce alle diverse tonalità della pietra.
L'estrazione moderna avviene per bancate, utilizzando sistemi di taglio meccanico con filo diamantato, quindi i blocchi vengono segati e lavorati negli stabilimenti per produrre lastre, marmette, pavimenti, rivestimenti, scale, elementi architettonici e oggetti d'arredo destinati anche al mercato internazionale.
Calcite e aragonite
Nei banchi di travertino è frequente trovare particolari formazioni di calcite pisolitica (sferoidale), botrioidale o stalattitica, dovute alla deposizione in cavità preesistenti del carbonato di calcio contenuto nelle acque termali. La calcite di Rapolano mostra in genere una fluorescenza giallo-crema ai raggi ultravioletti e una fosforescenza giallo crema tendente al verdastro, che permane per breve tempo dopo lo spegnimento della sorgente UV.
Nei travertini più recenti è stata riconosciuta anche la presenza di aragonite, in finissimi cristalli aghiformi riuniti in rosette, o sferuliti all'interno delle croste carbonatiche: ricodiamo che si tratta di una rara forma di cristallizzazione del carbonato di calcio, che prevale in condizioni di saturazione di CO2.
Allume e altri minerali
Anticamente furono anche sfruttati piccoli depositi di allume associati ad alcune manifestazioni termali nei dintorni di Armaiolo, materiale versatile usato in tintoria, conceria, farmacia e metallurgia. Non fu invece sfruttato il giacimento di allume di buona qualità scoperto nel 1461 a Poggio Santa Cecilia durante la costruzione di un mulino, perché i tre proprietari dei terreni non riuscirono a trovare un accordo nonostante l'elevato prezzo del momento e nonostante la presa di posizione dell'amministrazione di Siena, che auspicò che "'l detto alume vengha prestissimamente a luce".
Infine, in quattro cave abbandonate di pietrisco calcareo attorno a Rapolano si trova marcasite, anche in noduli con struttura raggiata, goethite, calcite talora verde o azzurra, dendriti di manganese e, più raramente, minerali cupriferi al contatto tra calcari e diaspri: allofane cuprifero, azzurrite, bornite, calcopirite, malachite e rame nativo.
Il giacimento di CO2
Lo stesso sistema idrotermale è responsabile delle emissioni naturali di CO₂ della zona e del giacimento di anidride carbonica di Poggio Santa Cecilia, che viene estratta, purificata e destinata all'industria alimentare.
Percorrenza in auto: 30 Km, 28 minuti.