Itinerario dantesco a Siena:
gli 8 luoghi della Divina Commedia
Viaggio tra i luoghi di Dante a Siena
L'itinerario dantesco a Siena permette di scoprire i luoghi della Divina Commedia direttamente nel centro storico, tra Piazza del Campo, Fontebranda, Palazzo Tolomei. A ricordare i personaggi del poema sono le otto targhe per le vie di Siena, che formano il percorso dedicato a Dante Alighieri.
Nella Divina Commedia i senesi sono i più citati da Dante dopo i fiorentini: due sono all'Inferno e sei nel Purgatorio. Non è andata male, vista la storica rivalità tra le due città. Questo perché Dante aveva stretti legami con Siena: vi abitò per alcuni mesi, vi fece studiare suo figlio Pietro ed ebbe frequenti scambi epistolari con il poeta senese Cecco Angiolieri.
Anche Siena è legata a Dante: proprio qui, per la prima volta nella storia, vennero pubblicate in volgare le leggi che regolavano la vita pubblica, in modo da renderle comprensibili anche a chi non conosceva il latino (il volume del Costituto di Siena).
Fu un atto di grande democrazia, che avvenne quattro anni dopo la stesura del De vulgari eloquentia, dove Dante si rivolse ai dotti del tempo per mostrare la bellezza della lingua volgare.
Ecco le otto targhe del cammino di Dante nel centro storico di Siena:
Provenzano Salvani in Piazza del Campo
Liberamente nel Campo di Siena,
ogni vergogna deposta, s'affisse
(Purgatorio XI, vv. 134-135)
Iniziamo l'itinerario dantesco nella città di Siena da questa targa affissa in Piazza del Campo a Siena, dove Provenzano Salvani, eroe della vittoria sui fiorentini, si umiliò pubblicamente chiedendo l'elemosina per pagare la taglia di 10.000 fiorini d'oro necessaria a liberare l'amico Bartolomeo Seracini, catturato nel 1268 dalle truppe di Carlo d'Angiò durante la battaglia di Tagliacozzo.
Nonostante Provenzano Salvani si fosse pentito solo in fin di vita, l'umiliazione di dover elemosinare l'aiuto altrui gli permise di evitare l'attesa nell'Antipurgatorio.
Provenzano Salvani presuntuoso capo dei ghibellini
Quegli è, rispose, Provenzan Salvani
ed è qui perché fu presuntuoso
a recar Siena tutta alle sue mani.
(Purgatorio XI, vv. 121-123)
Ritroviamo Provenzano Salvani in Via del Moro, dove aveva la propria dimora. Era il capo della fazione ghibellina senese e condottiero nella vittoriosa battaglia di Montaperti del 1260 contro i guelfi fiorentini, combattuta a pochi chilometri da Siena, oggi parco storico-termale dell'Acqua Borra a Siena.
Salvani assunse così tanto potere che Dante lo ha collocato tra i superbi, ritenendo che si autoproclamò "dominus" di Siena, cosa non confermata dai documenti storici, dai quali risulta invece che non aveva prerogative particolari nel Governo dei Ventiquattro.
Oggi le proprietà di Salvani non esistono più: qualche anno dopo la sua morte, i guelfi distrussero i beni dei suoi eredi per cancellare la memoria di questo valoroso condottiero.
Sapìa Salvani: la donna traditrice
Savia non fui, avvegna che Sapìa
foss i chiamata, e fui de li altrui danni
più lieta assai che di ventura mia.
(Purgatorio XIII, vv. 109-111)
Questa targa si trova all'imbocco di Via Vallerozzi: in cima alla via c'era l'abitazione urbana di Sapìa Salvani, che dice a Dante: "non fui saggia, sebbene il mio nome sia stato Sapìa, e fui più lieta delle sventure altrui che della mia fortuna".
Sapìa era una nobildonna senese di parte guelfa, che Dante ha collocato nel girone degli invidiosi perché odiava talmente i suoi concittadini ghibellini da rallegrarsi della loro sconfitta nella battaglia di Colle di Val d'Elsa del 16-17 giugno 1269, dove morì suo nipote Provenzano Salvani, capo dei ghibellini.
Quel giorno Sapia Salvani si trovava in un castello a pochi chilometri da Siena, oggi abbandonato e tappa di escursioni trekking.
Pia ed il Palazzo Tolomei
Ricorditi di me, che son la Pia;
Siena mi fé, disfecemi Maremma.
(Purgatorio V, vv. 133-134)
Situata su una facciata di Palazzo Tolomei, grandioso esempio gotico dell'architettura medievale a Siena, sembra riferirsi a Pia de' Tolomei, che supplica Dante di pregare per lei per abbreviare le sue pene.
Fu una nobildonna senese vissuta nel '200 che, secondo la tradizione, venne ingiustamente accusata di infedeltà e uccisa dal marito Nello d'Inghiramo dei Pannocchieschi nei suoi possedimenti in Maremma, per poter convolare a nuove nozze.
La vicenda ha anche ispirato una canzone di Gianna Nannini.
La Brigata Spendereccia al Palazzo della Consuma
E tranne la brigata, in che disperse
Caccia d'Ascian la vigna e la gran fonda,
e l'Abbagliato suo senno proferse.
(Inferno XXIX, vv. 130-132)
Continuiamo il percorso dantesco raggiungendo il Palazzo della Consuma: la targa ricorda una dozzina di giovani provenienti dalle maggiori famiglie nobiliari senesi di parte ghibellina, che qui si riunirono intorno al 1270 con l'unico scopo di costituire un fondo cassa e di sperperarlo in piaceri e follie.
Secondo Benvenuto da Imola, la brigata spese in due anni 216.000 fiorini d'oro, che corrispondono ad un enorme potere d'acquisto moderno.
Facevano parte della brigata Caccia d'Asciano (della famiglia Cacciaconti di Asciano, nelle colline delle Crete Senesi) e Bartolomeo dei Folcacchieri detto l'Abbagliato.
Le fresche acque di Fontebranda
Ma s'io vedessi qui l'anima trista
di Guido o d'Alessandro o di lor frate,
per Fonte Branda non darei la vista.
(Inferno XXX, vv. 76-78)
Nella lapide affissa su una facciata di Fontebranda sono incise le parole di Mastro Adamo da Brescia, nella bolgia dei falsari. Condannato per l'eternità a soffrire la sete, è disposto a rinunciare a bere l'acqua di Fontebranda, pur di vedere all'Inferno anche i Conti Guidi di Romena, che lo indussero a falsificare fiorini d'oro.
L'opinione prevalente è che Dante si riferisse alla grandiosa fonte medievale di Siena, e non alla piccola fonte presso il Castello di Romena.
Pier Pettinaio: il commerciante onesto
... ch'a memoria m'ebbe
Pier Pettinaio in sue sante orazioni,
a cui di me per caritate increbbe.
(Purgatorio XIII, vv. 127-129)
Siamo nel Vicolo Beato Pier Pettinaio dove, secondo la tradizione, si trovava la bottega di Piero Tecelano, un commerciante di pettini morto nel 1289 e proclamato beato nel 1802: le sue preghiere evitarono l'inferno a Sapìa Salvani.
Pier Pettinaio fu onesto e caritatevole, e per questo molto rispettato dai senesi ed anche dai fiorentini, che lo conobbero in quanto visse per qualche tempo a Firenze come terziario francescano.
Fu raffigurato nel 1446 dal Vecchietta in una formella dello sportello dell'Arliquiera conservato alla Pinacoteca Nazionale di Siena e verso il 1635 da Francesco Vanni.
La Diana: il leggendario fiume sotterraneo di Siena
... e perderagli
più di speranza che a trovar la Diana
(Purgatorio XIII, vv. 152-153)
Per bocca di Sapìa Salvani, Dante prende in giro i senesi perché da secoli cercano un immaginario fiume sotterraneo, la Diana: la lapide è stata posta in Via della Diana, proprio in uno dei due punti di Siena dove si percepisce lo scorrere delle acque.
Siena infatti è l'unica città al mondo in cui l'approvvigionamento idrico fu ottenuto con lo scavo di gallerie drenanti dette i bottini di Siena (in parte visitabili su prenotazione). Da visitare sull'argomento l'interessante Museo dell'Acqua di Siena.
Aggiornato luglio 2026.
Visitare i luoghi di Dante durante un soggiorno a Siena
L'itinerario dantesco si sviluppa nel centro storico di Siena e può essere percorso comodamente a piedi, dedicandogli alcune ore durante una giornata di visita alla città.
Per chi desidera fermarsi qualche giorno e scoprire anche gli altri luoghi di Siena e della campagna circostante, l'Agriturismo La Torretta si trova a circa 3 km dalla città.
Da qui è possibile organizzare le giornate alternando la visita del centro storico agli itinerari nei dintorni di Siena.